Venerdì, 17 Settembre 2021
Politica Rapino

Esposto sulle mascherine: il dono del Comune di Rapino diventa terreno di scontro politico

I consiglieri di minoranza Simone Amoroso e Amedeo Pasquale, accusano l'ente di aver distribuito dispositivi scaduti, ma il sindaco Rocco Micucci contrattacca

Il sindaco Micucci

Le mascherine regalate dal Comune di Rapino diventano oggetto di contesa politica. I consiglieri di minoranza Simone Amoroso e Amedeo Pasquale, infatti, accusano l'ente di aver distribuito dispositivi scaduti. 

E, ora, il sindaco Rocco Micucci contrattacca gli esponenti di opposizione. "Ci attaccano addirittura - dice - sostenendo che le mascherine sarebbero state acquistate e per questo fanno l’ennesimo esposto perfino alla guardia di Finanza e ai Nas".

Il primo cittadino chiarisce che le mascherine non sono state acquistate, ma il Comune ne aveva fatto richiesta su un'apposita piattaforma. Dopodiché, lo scorso 3 giugno, sono state consegnate dalla Protezione Civile Regionale ad Avezzano.

"Il tempo di organizzarsi per fare elenchi e sono state subito consegnate ai cittadini, perché l’obbligo per i luoghi chiusi ed affollati esiste ancora”, precisa Micucci.  “E mi sembra strano che soprattutto il consigliere Pasquale - incalza - che pur ha manifestato più volte a questa maggioranza il suo dissenso nei confronti del modo di operare con solo esposti dei suoi compagni, non sappia questa cosa facendo parte lui stesso di un gruppo di protezione civile locale”.

“Infine - aggiunge - per sgomberare ogni dubbio, vorrei ricordare, che in realtà le mascherine chirurgiche sono monouso e in quanto tali, se conservate bene, e non abbiamo dubbi che la Protezione Civile Nazionale lo abbia fatto, hanno scadenza lunghissima, quindi scadono una volta usate".

Micucci rivendica il lavoro dell'amministrazione "per fronteggiare la pandemia", che, dice, "è stato frutto di un impegno serio e costante, sempre screditato da una minoranza che non ha mai alzato un dito per aiutare ma solo per fare esposti, addirittura al Capo della Protezione Civile Nazionale e ingolfando la procura di Chieti obbligata all’azione penale per ogni esposto, dimenticando il loro ruolo all’interno dell’ente, cui la popolazione li ha delegati".

“Ora si preoccupano della salute pubblica - accusa il sindaco - ma dove erano quando pianificavamo le strategie per evitare il diffondersi del virus? Dove erano quando consegnavamo i dpi casa casa o nella sede Coc? Dove erano quando ci occupavamo di sanificare? Erano dietro una tastiera a redigere esposti e reclami o a riempirci di insulti e offese sui social”, tuona Micucci.

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