Manifesti contro la giunta, Di Stefano (Lega): "Se sono offese mi querelino, altrimenti ritirino gli atti"

Il consigliere di opposizione torna a contestare la nomina di 6 persone nel staff del sindaco e le indennità di Ferrara e dei suoi assessori

I manifesti del consigliere della Lega Di Stefano

"Sono stato male una settimana", aveva detto ieri il sindaco di Chieti Diego Ferrara, durante la conferenza stampa per fare il punto nel primo mese di amministrazione. 

Il primo cittadino aveva parlato di "leggerezze" per non aver specificato di voler destinare una percentuale delle indennità della giunta al sociale, e di offese degli avversari, riferendosi in particolare ai manifesti del consigliere della Lega Fabrizio Di Stefano apparsi in centro città. 

Oggi, è Di Stefano a replicare al sindaco, invitandolo "a utilizzare con più attenzione la propria terminologia, visto che nella conferenza stampa di ieri ha rimarcato l'affissione dei manifesti che portano specificatamente la mia firma, definendoli appunto offese: se tali sono - incalza l'esponente di opposizione - allora lo invito a denunciarmi. Se invece sono semplicemente uno strumento politico per rendere noti due atti assolutamente inopportuni, mi chieda scusa e ritiri le delibere oggetto della mia critica".

Di Stefano, come già fatto dal collega di gruppo Liberato Aceto, contesta la nomina di 6 persone nello staff del primo cittadino.

"Torno a ribadire - aggiunge il leghista - che il primo atto grida vendetta, in quanto è stato ampliato a dismisura lo staff, e con criteri assolutamente opinabili. Nel tanto vituperato Parlamento, vi è una norma che impedisce l'assunzione come staff (portaborse) di parenti fino al terzo grado. E che la cosa sia apparsa disdicevole persino al sindaco è lampante, in quanto il cognato (Mario Antonio De Gregorio Porta, ndc), nella delibera, risulta assunto in staff non da lui, ma dal vicesindaco. Inoltre, come presidente di commissione di garanzia e controllo, andremo a prendere visione anche dei curricula, per comprendere quale criterio meritocratico, se non la fiducia o la parentela, ci sia alla base di queste scelte", anticipa Di Stefano.

Poi, l'attenzione si rivolge alla delibera che fissa le indennità di sindaco e assessori. Il consigliere accusa: "La pezza è persino peggiore dell'atto. La solidarietà si fa con le proprie risorse e non con quelle dell'ente pubblico, cioè dei cittadini".

E accusa ancora, rivolto alla maggioranza: "vete sbandierato ai quattro venti che i conti del Comune sono disastrati. E allora cosa fate? Con le prime delibere assumete decisioni che fanno aumentare a dismisura i costi di staff ed emolumenti di chi vi ha preceduto?Ritengo quindi che le vostre azioni non siano leggerezze e dunque le mie considerazioni non siano offese".

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