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110 mila famiglie di due province con i rubinetti a secco: il caso arriva in consiglio regionale

Blasioli (Pd) chiede una "operazione trasparenza" all'Aca e accusa l'azienda di non fare nulla per fronteggiare la mancanza d'acqua che patiscono tanti cittadini

110mila famiglie di Chieti e di circa 22 comuni della provincia di Pescara da mesi alle prese con la cronica carenza di acqua, per le chiusure programmate dall'Aca. E ora il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Blasioli invoca un intervento urgente, per riuscire finalmente a risolvere gli enormi disagi patiti dalle famiglie, che più volte si sono rivolte anche al nostro giornale per raccontare come si vive con i rubinetti a secco quasi ogni giorno. 

Con Blasioli, a fare il punto della situazione, in conferenza stampa c'erano i consiglieri comunali pescaresi del Pd Piero Giampietro e Stefania Catalano.

“È impensabile - attacca Blasioli - che ciò accada nel 2020, così come è inconcepibile considerare unica e irrimediabile causa la siccità delle sorgenti: l’acqua è un bene primario ed essenziale e vanno precisate le cause della carenza idrica, ma soprattutto vanno trovate le soluzioni".

Il consigliere regionale invoca una "operazione trasparenza". Sebbene ammetta che le condizioni atmosferiche dell'inverno scorso abbiano indubbiamente inciso sulla quantità di acqua nelle sorgenti, accusa: "Non possiamo tacere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Una difficoltà profonda da parte di Aca e di questa governance di centrodestra, incapaci di far fronte al problema della dispersione di acqua dalle condotte vetuste e soprattutto di pensare a soluzioni emergenziali e eccezionali, per far fronte ad una situazione come questa in un momento così straordinario, con una pandemia in corso".

In particolare, Blasioli chiede conto dei numeri: quanta acqua arriva nei serbatoi, qunata se ne perde e quanta viene effettivamente consumata dai cittadini. "Vorremmo sapere - dice - quanta acqua si perde nel tratto di avvicinamento tra la sorgente e l’inizio della rete distributiva e quanta se ne perde nella rete di distribuzione. Chiediamo una operazione di trasparenza. Chi ripara le perdite e in quanto tempo?".

Il consigliere Pd lamenta inoltre di non aver potuto visionare i verbali del consiglio di amministrazione di Aca, nonostante le reiterate richieste. Ma l'Ersi (Ente regionale servizio idrico) ha poi soddisfatto la sua richiesta. "Ho ricevuto i verbali del 9 giugno 2020 e del 1° ottobre 2020 in data 26 novembre, due giorni fa - racconta - e leggendoli realizzo perché questi verbali non mi sono stati forniti".

Blasioli accusa l'Aca di non aver affrontato nell'organo di amministrazione come fronteggiare la crisi idrica, né la crisi di liquidità dovuta al calo di incassi. Ma, incalza, il consiglio di amministrazione delibera: "Raddoppio della figura del direttore generale: di sottoporre all’assemblea dei soci la facoltà di individuare all’interno dello statuto una netta separazione dei poteri, nel senso di un chiaro sdoppiamento delle funzioni di direttore generale area tecnica e direttore generale area amministrativa; di sottoporre all’assemblea dei coci l’attivazione di concorsi per dirigente, invece di un concorso per un direttore generale. Permanenza oltre i limiti di legge, 67 anni, di un ingegnere responsabile dell’ufficio gare, che il cda ritiene nella stessa seduta: infungibile, benché ci siano in servizio funzionari che hanno ricoperto quel ruolo in passato e funzionari che potrebbero ricoprirlo".

"Incarichi - prosegue l'invettiva - che nascono senza una precisa strategia di governance e senza dare risposte a ciò che le famiglie alle prese con la crisi idrica si attendono e stanno vivendo".

Blasioli ha inviato una nota per Arera (Autorità di regolazione per rnergia reti e ambiente), che svolge attività di regolamentazione e controllo anche nel settore dei servizi idrici, Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e Aran (che si occupa di contrattazione collettiva del lavoro). Ho altresì presentato una interpellanza urgente in consiglio regionale sulla questione primaria della crisi idrica che 110.000 famiglie stanno vivendo tra Pescara e Chieti.

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