Lettera aperta dell'ex consigliere Enrico Bucci al presidente della giunta regionale d'Abruzzo

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Enrico Bucci, cittadino di Chieti ed ex consigliere comunale, al presidente della Regione Luciano D'Alfonso

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Caro Presidente,

 ho sempre pensato che il futuro di una Regione debba passare attraverso il recupero della propria identità storica.

Analogo discorso vale, naturalmente, per le Città e i Paesi di questa meravigliosa terra d’Abruzzo di cui Ella ha la fortuna di guidarne le sorti, anche se tra mille difficoltà di ordine finanziario e strutturale.

Chieti è una Città dalla storia plurimillenaria che, da Capitale degli Abruzzi, si ritrova oggi ad essere la Cenerentola tra le sue consorelle L’Aquila, Pescara e Teramo per le spoliazioni e le retrocessioni subite nel tempo.

Senza generalizzare e fatte le dovute eccezioni, è onesto però ammettere che Chieti, i suoi rappresentanti, i suoi amministratori, i suoi cittadini, non hanno fatto molto sia per conservare quanto aveva, sia per accrescerlo.

Le ultime vicende, che riguardano la nomina dei componenti del Cda all’Università “G. D’Annunzio”, vedono la città di Chieti fuori dal contesto universitario dove, in anni passati, Enti virtuosi come Comune e Provincia, seppero coniugare impegno politico e risorse finanziarie per dare alle popolazioni una Università e quindi una nuova speranza di sviluppo del territorio, senza contare il fatto che l’Università insiste all’interno del perimetro comunale.

Era il tempo dell’Onorevole Remo Gaspari che ha lasciato tracce indelebili di sé e delle sue azioni politiche.

Oggi purtroppo la politica è cambiata e questa politica fatta di immagini più che di sostanza, non aiuta nessuno, forse neanche Lei ma io voglio poter credere che la politica torni ad essere quella con la P maiuscola, attraverso una nuova classe dirigente all’altezza dei tempi.

Ho sempre pensato che piangere dopo il latte versato sia la caratteristica di una politica di basso profilo culturale, di assai poca progettualità, di tanta presunzione.

Ecco il motivo per il quale dopo 10 anni di Consigliere Comunale, ho deciso di non ricandidarmi perché non sopporto che la politica chietina pianga dopo il latte versato, invece di costruire le condizioni affinchè questo non avvenga.

La storia racconta che tutte le volte che Chieti perdeva qualcosa, si consolava del fatto che sarebbe diventata “Città di Studi”. Ma così non è stato.

Nel ringraziarLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa mia, spero che voglia salvaguardare l’armonia dei territori dell’intero Abruzzo, ognuno per la sua storia e la sua vocazione.

E’ un compito arduo ma è il compito principe del Presidente della Giunta Regionale.

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