Politica

Alessandro Marzoli e la politica teatina: "E' ora di cambiare" INTERVISTA

Intervista al consigliere comunale teatino che ci consegna il suo punto di vista sull'accorpamento delle Province di Chieti e Pescara tra rottamazione e antipolitica, con uno sguardo agli Stati Uniti d'America

Alessandro Marzoli, consigliere al comune di Chieti nelle file del Pd e sostenitore di Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra ci consegna il suo punto di vista sull’accorpamento delle Province di Chieti e Pescara tra rottamazione e antipolitica, con uno sguardo agli Stati Uniti d’America.

RIORDINO PROVINCE Qual è la tua posizione rispetto alla decisione del Governo centrale di accorpare Chieti e Pescara?

Sulla questione province la politica, a ogni livello, non si è assunta le proprie responsabilità. Non accollarsi i propri oneri è stata purtroppo una costante di questa Seconda Repubblica e, il risultato di questo fallimento, ha portato Mario Monti a formare un Governo tecnico che tra le varie urgenze ha quella di razionalizzare gli Enti Pubblici giunti ormai al collasso economico. Il Governo Berlusconi poteva intervenire a suo tempo ma non l'ha fatto, nonostante il grande numero di propri parlamentari eletti. Il centrosinistra, dal canto suo, dopo la caduta di Berlusconi non ha avuto la forza di candidarsi come guida del Paese per evitare di compiere scelte necessarie ma impopolari.  A questo punto è toccato a Monti fare il lavoro “sporco". Il governo Monti non ha avuto il coraggio di abolire tutte le province e ha scelto di accorparle, a mio avviso in maniera pasticciata.

Nel caso della Provincia di Chieti qual è la situazione, a tuo avviso, e come pensi di agire a riguardo?

Chieti aveva i requisiti per rimanere Provincia autonoma quindi risulta senza dubbio penalizzata. Aggiungo che poteva andare ancora peggio se, come si era ipotizzato in un primo momento, l’accorpamento fosse stato Teramo-Pescara il quale avrebbe spostato l’asse economico regionale più a Nord. Ora, vista la scelta del Governo di accorpare Chieti e Pescara in un’unica Provincia bisognerebbe sedersi intorno a un tavolo per discutere e trattare la gestione delle risorse per evitare che Chieti subisca un’ulteriore ingiustizia con la cessione di buona parte dei propri presidi a Pescara. Colui che aveva il dovere di intervenire era il governatore regionale Gianni Chiodi, primo colpevole a mio avviso di questa situazione che, al contrario non si è mai pronunciato, per interessi  territoriali ed elettorali, e che ora manda i suoi uomini a sfilare per la difesa delle province.

Per quanto riguarda Chieti che dire, da un punto di vista umano il sindaco Di Primio ha tutta la mia solidarietà, ma dal punto di vista sostanziale purtroppo ci troviamo di fronte a un sindaco che è vittima delle sue debolezze e del suo scarso potere decisionale. Da parte mia dico già da ora che se dovessimo arrivare, come sembra, a un accorpamento Chieti - Pescara senza prima sedersi ad un tavolo per una trattativa, con Chieti spogliata della sua essenza chiederò ai miei parlamentari di votare contro l’eventuale fiducia che il Governo Monti porrà sulla questione.

L'ANTIPOLITICA Come giudichi la ventata di antipolitica crescente che si respira in Italia e che ha avuto conferma nelle ultime elezioni in Sicilia dove meno della metà degli elettori siciliani si è recata alle urne?

L’antipolitica è frutto di un sistema giunto ormai al collasso e la politica è la principale responsabile di questa situazione. Negli ultimi venti anni il sistema politico ha agito solo con il fine di mantenere il proprio status quo, una tendenza all’autoconservazione che ha aumentato sempre più il divario tra politici e cittadini.

RENZI IL ROTTAMATORE In questo scenario socio-politico il candidato alle primarie del centrosinistra, il “rottamatore” Matteo Renzi che tu sostieni con forza, cosa può portare di nuovo?

Matteo Renzi ha il mio sostegno perchè comunica la speranza di credere nella verità e nel merito. Concetti che oggi risultano piuttosto dimenticati o male applicati. Rottamare significa semplificare innanzitutto il linguaggio per avvicinare e far partecipare attivamente i cittadini alla “cosa pubblica”, per essere credibili. Il tempo delle scelte e del cambiamento è adesso, non ci sono motivi per aspettare e perdere altro tempo prezioso, ritengo Renzi credibile per quello che ha fatto fino ad ora concretamente senza quegli slogan lanciati a vuoto che ci hanno accompagnato negli ultimi vent’anni. Occorre compiere una scelta di coraggio, lo stesso che è mancato fin ora anche al partito di cui sono membro.

GLI USA Nella tua esperienza statunitense all’interno del comitato elettorale dei Democratici a sostegno della candidatura di Barack Obama hai trovato aspetti culturali e politici positivi che senti affini alle tue idee e a quelle del candidato che appoggi?

Degli Usa quello che mi colpisce è la mentalità, la non ricerca a tutti i costi di una scorciatoia, le occasioni che anche coloro che partono dal basso possono sfruttare per emergere. Non c’è la paura di osare: l’altro, il diverso, sono visti come un’occasione e una risorsa. L’ho vissuto sulla mia pelle, sentivo l’entusiasmo nelle persone che ho incontrato, non ho mai avvertito pregiudizi.

Giorni fa pensavo al film "Italians" di Veronesi che si chiude con la frase: “La vita è troppo breve per non essere italiani”; riflettevo sui problemi di questo Paese, dei miei coetanei, la mancanza di serenità. Ne sono sempre più convinto: è giunta l’ora del cambiamento.

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