Giustizia Sociale fa chiarezza sulla cena al Grande Albergo

La nota di Angelo Cavallucci di Giustizia Sociale relativa a un articolo apparso sul quotidiano Il Centro: "Non era una cena politica ma la conclusione dei corsi formazione"litico

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

È stato come d’improvviso vedere tutto andare in fumo, trasformarsi in cenere, convertirsi in polvere spazzata via inesorabilmente ed irrimediabilmente. Pochi secondi, quelli necessari per un semplice, repentino, fugace e rapidissimo ma attento e vigile passaggio dello sguardo sul titolo di un articolo di giornale, sono sufficienti per annientare anni di attività, impegno, operosità, fervore di tanti che hanno lavorato alacremente, con costanza, dedizione, speranza di poter rappresentare il buono, essere la vera alternativa a ciò che in Italia in pochissimi credono ancora, la classe politica. Ci si sente come Josef K. de “Il processo” di Kafka, processato per motivi misteriosi, in questo caso avulsi dalla realtà dei fatti. Ma qui non siamo nella fiction, questa è la vita vera e le ripercussioni, gli effetti di notizie erronee fornite dai mezzi di stampa e comunicazione di massa possono essere, e sicuramente sono già state, devastanti.

A poco vale una precisazione di poche righe, una sorta di “mea culpa” indiretto, mai dichiarato ma comunque esistente, perché si sa, quando la ferita è stata inferta, la cicatrice rimane ed i suoi segni potrebbero avere conseguenze scioccanti, sconvolgenti. Chiedere attenzione a chi ha il potere di scegliere che messaggio far passare ai lettori è legittimo, richiedere di non dare spazio alla libera interpretazione di idee non proprie e condividere con i diretti interessati la scelta è un segno di educazione e di avanzamento della società, perché sinonimo di apertura al progresso, quello nel quale insieme si costruisce il bene comune, ascoltandosi e rispettandosi vicendevolmente. Sarebbe necessario un passo, parafrasando Armstrong, infinitamente piccolo per l’uomo ma infinitamente grande per l’umanità… quello verso l’umiltà, per poter comprendere che non tutto è attacco, assalto, aggressione, offensiva bensì desiderio di condivisione e comprensione da parte di chi ha il desiderio di essere ascoltato per far sì che attraverso il confronto nascano idee volte al miglioramento della società, nel rispetto e nel riconoscimento delle competenze dei protagonisti, noi cittadini tutti.

Ed ecco perché un semplice anello sbagliato nella catena dell’informazione può guastare irrimediabilmente l’esito del processo di esecuzione e consegna del messaggio. Con conseguenze disastrose. Da anni la politica di Giustizia Sociale ha come obiettivo il nome stesso del partito in senso lato, e l’abbiamo dimostrato sul campo ogni singolo giorno che ci è stato dato da vivere; sempre in mezzo alla gente, sempre vicino alle persone, sempre dalla loro parte rendendo fattivo tutto ciò che da proposta poteva essere trasformata in realtà utile, valida, produttiva e fruttuosa per i cittadini, fruita sempre in modo gratuito, in qualsiasi momento della vita della città, vicino o lontano dalle elezioni.

Perché noi di Giustizia Sociale crediamo fermamente in tutti quelli che sono i nostri assiomi e postulati su cui si fonda il movimento: giustizia, libertà, vicinanza alla gente, aiuto a coloro i quali ne hanno bisogno, nessun legame scritto né di qualsiasi altro tipo ma morale e spontaneo da parte di chi si riconosce nel nostro modo di operare nella società ed una politica sempre volta all’inclusione naturale nel rispetto delle persone, delle competenze e delle idee, veri passe-partout per il futuro che tutti vogliono, che tutti si aspettano a cui tutti anelano e che è a portata di mano. Basta volerlo. E per raggiungerlo saper scegliere è la chiave.

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