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Festa dei lavoratori, Gioventù nazionale tappezza l'Abruzzo di striscioni contro la delocalizzazione

Un messaggio chiaro, posizionato in luoghi simbolo della crisi occupazionale regionale, sulla scia della Sixty, della Honeywell, della Fedex

“Primo Maggio: i sindacati festeggiano, le aziende delocalizzano, i lavoratori periscono”: è questo il messaggio che i militanti di Gioventù Nazionale Abruzzo, raccogliendo l’iniziativa nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, hanno lanciato ieri mattina, in occasione della festa dei lavoratori, tramite una serie di striscioni posizionati in ogni provincia abruzzese, dando risalto in particolar modo ai luoghi simbolo di crisi e delocalizzazione: dalla HoneyWell di Atessa, finita sulla cronaca nazionale, alla ormai asiatica Sixty, che fu un tempo risorsa per la città di Chieti, la Fedex di San Giovanni Teatino prossima a licenziamenti, per passare a Teramo, che detiene il primato di giovani under 35 costretti a trovare lavoro all’estero, Roseto e L’Aquila  dove la disoccupazione giovanile è salita al 39.1%. Così spiegano gli striscioni i militanti:

Il nostro territorio sta drasticamente subendo le conseguenze della grande crisi economica e dei blandi tentativi degli ultimi governi nazionali e regionali di porle rimedio. A conferma di ciò ci sono i dati sull’occupazione giovanile, che non riesce a essere assorbita dal tessuto produttivo in leggera crescita. Ma a far paura sono gli annunci dei grandi gruppi industriali, come la HoneyWell di Atessa, che a partire dallo scorso 5 marzo ha comunicato a oltre 400 dipendenti di non aver più alcuna necessità della loro attività lavorativa in virtù di una delocalizzazione in Slovacchia. Non è un caso isolato, ma quelo della HoneyWell è l’emblema di quanto sta accadendo nel nostro Paese, nel pieno silenzio di chi in altri tempi avrebbe messo in atto ogni forma di protesta pur di difendere i lavoratori, non tanto il prodotto. Dove sono le serrate? Che fine hanno fatto i sindacati? Mentre attendiamo vane risposte a domande scontate, pezzi del nostro territorio e della nostra Italia passano continuamente in mani straniere, è infatti il Made In Italy quello fatto da marchi storici e famiglie in grado di creare unicità apprezzate in ogni angolo del globo ad essere depredato o svenduto in aree a maggiore competitività produttiva. Concetto che spesso ci viene raccontato come naturale giustificazione ma che nasconde intrinsecamente quanto di più lontano dalla nostra idea di lavoro: diritti pressoché inesistenti, turni massacranti, paghe minime, nessuna tutela ambientale.

Non è possibile continuare a rivolgere lo sguardo da un'altra parte pur di non vedere, occorre prendere in mano il futuro di centinaia di giovani e meno giovani lavoratori che credono nelle peculiarità che questo Paese è sempre riuscito ad esprimere. Ritornare a progettare piani industriali, difendere il Made In Italy con tutele speciali non solo nazionali ma europee, defiscalizzare il lavoro ed i giovani che vogliono provare a generarlo.

Molto più che concertoni e feste di piazza in nome di un lavoro che rischia di scomparire.

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