Elezioni Comunali 2015

La vittoria di Di Primio e il gesto cavalleresco di Febo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Tratto da www.censorinoteatino2013.blogspot.it

Foto di Camiscia de "Il Centro"

La notte fra il 14 e il 15 giugno 2015, finalmente la città di Chieti ha saputo il nome del suo "nuovo" primo cittadino per il quinquennio 2015 - 2020, che sarà il riconfermato Avv.Umberto Di Primio, appoggiato da una coalizione di centrodestra.
Il verdetto che ha visto l'affermazione di Di Primio al ballottaggio con circa 10 punti percentuali di vantaggio sul candidato del centrosinistra, l'Arch. Luigi Febo (55% a 45%), è arrivato dopo una campagna, combattuta senza esclusioni di colpi. Una contesa elettorale avvelenata che forse può considearsi il punto più basso mai raggiunto dalla politica cittadina, specchio della attuale poca fiducia da parte dei cittadini verso la politica in Italia.
A testimonianza di questo, sia lo scarso entusiamo dei Teatini nella scelta dei candidati Sindaci, a tal punto che molti hanno affermato di aver votato "non il meglio", ma "il meno peggio" che il panorama elettorale della partitocrazia locale offrisse, sia la inaccettabile caccia alla denigrazione sistematica dell'avversario politico che è diventato il nemico da demolire e che ha preso purtroppo il posto del confronto politico basato sui programmi.
Tattica che è stata usata indistintamente e disinvoltamente (chi più e chi meno), sia dal centrodestra, sia dal centrosinistra: i primi facendo passare il candidato democratico come un "nemico della città" (paradossalmente però ricordo invece un Luigi Febo che partecipò in prima fila a tutti i cortei in difesa del Capoluogo nel 2012) e i secondi attaccando meschinamente il Sindaco Di Primio su vicende personali imbarazzanti e spiacevoli che spesso non avevano nulla a che vedere direttamente con la sua attività politica (però vedo attualmente un Di Primio dotato di una forte onestà intellettuale e integrità morale, in grado di non illudere con chimeriche promesse il cittadino, dote molto importante in un politico, soprattutto in quest'epoca di "vacche magre").
Elezioni amministrative che saranno ricordate anche per il forte astensionismo che ha raggiunto quasi il 50% al ballottaggio, con una amministrazione comunale che di fatto governerà avendo il consenso di meno della metà degli elettori attivi della città. Una elezione amministrativa cittadina infarcita di liste e di candidati, quasi 700, molti dei quali con meno di 30 voti, frammentando il consenso, e ciò nonostante la riduzione dei seggi da conquistare in Consiglio Comunale, favorendo spesso i soliti volti noti che con questa manovra hanno potuto far abbassare il quorum di voti necessari per sedersi ancora una volta sugli scranni del Comune.
Unica consolazione un leggero aumento della presenza in Consiglio Comunale delle donne, grazie alle quote rosa e al voto incrociato, e alla presenza ancora di rappresentanti di forze politiche non collocate all'interno dei due schiaramenti pressoché speculari di centrodestra e di centrosinistra.
Il teatrino è andato avanti fra false promesse, ipocriti sorrisi e avvicinamenti col solo fine di ottenere voti, fino alla fatidica mezzanotte del 14 giugno, quando con i primi dati reali scrutinati, si è capito che la forchetta fra Febo e Di Primio era ampia e che per il candidato del Partito Democratico non c'era più scampo. Di Primio aveva vinto ed era stato riconfermato Sindaco di Chieti.
A questo punto fra balli, canti, scene di giubilo ed euforia, talvolta condita anche da gesti e parole estreme, scoppia la festa dei supporter di Di Primio che viene accolto da trionfatore in Piazza Valignani.
Ma, è proprio la fine della contesa elettorale che ci concede probabilmente il gesto più bello, che fa ancora emozionare e credere in una politica che, negli ultimi anni, da mix fra interessi e passioni (come definita dal mio Professore di Storia Contemporanea e di Storia dei Partiti e Movimenti Politici Adolfo Pepe), ha dimenticato sempre più la passione a favore degli interessi di parte.
Il nobile gesto, di cui sono stato testimone diretto, avvicinatomi alla sede del centrosinistra per le interviste di rito, è compiuto, proprio quando meno te lo aspetti, dal candidato del centrosinistra Luigi Febo, chiuso nella sede al secondo piano di Palazzo Baldassarre in Piazza Valignani (proprio sopra il quartier generale di Di Primio). E Luigi Febo ha il coraggio di compierlo, assediato dai supporter del centrodestra, abbandonato nella sconfitta dagli altisonanti nomi della nomenclatura regionale del Pd che erano venuti solo ad animare le platee di Chieti durante i comizi, ma circondato dagli amici di Partito più stretti, tra cui Filippo Di Giovanni e Alessio Di Iorio, alcuni attivisti di lungo corso, e dai ragazzi del Movimento dei Giovani Democratici, capeggiati da Alessandro Marzoli.
Ad un certo punto, resosi conto della sconfitta inevitabile, Luigi Febo, compie un atto di grande cavalleria e per certi versi anche dignitoso e coraggioso; decide di scendere in Piazza Valignani e di andare cavallerescamente a complimentarsi con Di Primio per la vittoria.
Lo fa camminando a testa alta, accompagnato da Filippo Di Giovanni e da pochi altri, circondato dalla folla del centrodestra che gli fa largo e che un attimo prima festeggiava, ma che in quel momento resta attonita in silenzio, stupita da tanta dignità, mentre i ragazzi dei Giovani Democratici guardano amareggiati la scena con gli occhi un pò lucidi, ma con la consapevolezza di aver dato tutto per la loro causa,nonostante la sconfitta. Ed ecco scoppiare il composto abbraccio liberatorio fra i due che dovrebbe smorzare definitivamente i toni e far pensare finalmente ai reali problemi di questa città da amministrare che barcolla, ma non molla.
Un gesto che ridà dignità alla vera politica fino a quel momento bistratata e violentata. A questo punto, Luigi Febo, sfugge a microfoni e taccuini e va via e a me non resta che intervistare il più votato dei candidati Consiglieri, Alessandro Marzoli che non si sottrae a questo amaro compito.
L'abbandono della scena da parte di Febo potrebbe essere simbolicamente come un passaggio di consegne fra una vecchia e una nuova classe dirigente politica cittadina, visto che nella prossima tornata elettorale del 2020 nemmeno Di Primio potrà ricandidarsi Sindaco. Intanto, ci sono cinque anni di amministrazione e di politica cittadina, in cui Chieti dovrà ridarsi un nuovo assetto e ritagliarsi un nuovo ruolo all'interno del tessuto economico - sociale in cui è inserita. Ora, pertanto, chi ci governerà, dovrà passare dalle parole ai fatti, con la speranza di ridare a Chieti un futuro degno del suo glorioso passato.

Dott. Cristiano Vignali
Cronista Storico e Politologo teatino

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