Comunali 2020, l'analisi: "Partitocrazia in crisi?"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

A Chieti si va al ballottaggio, nonostante le fatiche della vigilia, Chieti ha comunque votato. Se scontata era presenza di Fabrizio Di Stefano, per l’evidente organizzazione partitocratica, straordinaria è stata invece quella di Diego Ferrara. In un marasma di sigle, nomi e raggruppamenti e cose varie, è emersa chiara e potente questa figura mite e composta di un vero teatino. Un personaggio unico, forse lontano dai lineamenti caratteristici del politico esperto, sicuramente rispondente ai canoni classici della brava persona, quella vicina e di fiducia, quella dell’uomo di garanzia. Una certa Chieti questa volta è andata al seggio convinta di aver individuato un personaggio chiave per provare una svolta. I dati parlano chiaro, un consenso personale che va oltre il 25 % dei voti raccolti, utili ed indispensabili per approdare al ballottaggio, altrimenti impossibile. Molto consenso dunque per Ferrara, molto meno per i partiti al seguito. Tralasciando qualche piacevole novità, forti delusioni tra le fila del centrosinistra di tradizione, che al momento vede fuori un po’ tutti tra i vari decisori partitocratici. I partiti, anche se le nenie continuano nel loro stancante ritornello ostentando improbabili vittorie e cercando di nascondere l’unica verità inconfondibile di questa tornata, sono stati bocciati. Questa volta il corpo elettorale, incredibilmente ed inaspettatamente, ha cominciato a dare qualche segno di risveglio, un nuovo e piacevole affetto verso l’urna. Inutili davvero appaiono le analisi di cartello, dappertutto hanno vinto i singoli, le persone, quelle più autorevoli, più garanti. Veicolando anche politiche e politicanti desueti, queste nuove figure hanno vinto e rappresentano la vera novità. Hanno perso invece i partiti, con tutto il fardello delle strutturocchie al seguito, e questo è un chiaro segno di cambiamento; non coglierlo sarebbe davvero una cecità inspiegabile oltre che apparire stolto e disonesto.

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