La campagna elettorale si sposta sul Dea di II livello: scontro sulla difesa dell'ospedale

Dopo l'invito della Cgil a "mettere da parte i campanilismi", Di Stefano promette barricate, mentre Ferrara dice di aver sempre difeso la sanità teatina

A una settimana dal ballottaggio, la sanità teatina diventa terreno di scontro tra i due candidati. Il tema è tornato d'attualità dopo le dichiarazioni della Cgil Fp, che ha invitato Chieti a "mettere da parte i campanilismi, coinvolgendo Pescara" sull'ospedale di II livello. 

Dichiarazioni che, insieme a quelle del direttore del capo regionale della task force Coronavirus, Alberto Albani, hanno provocato la reazione piccata del Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti.

Il candidato sindaco del centrodestra, Fabrizio Di Stefano, taccia come "un campanello d'allarme" quanto dichiarato da Albani e dalla Cgil

"C'è qualcuno - incalza - che prefigura un solo Dea di secondo livello nella città adriatica. Se lo tolgano dalla testa, non consentiremo in nessun modo questo scippo. Questo perverso disegno sottende quindi allo slittamento a Pescara sia della Cardiologia, sia dell'intera facoltà di Medicina".

Per l'esponente della Lega, questo disegno nasce dalla coalizione di centrosinistra, perché, dice "l'assurda proposta della Cgil, formazione ampiamente rappresentata dagli eletti nella liste di Ferrara, di non puntare ad avere su Chieti nemmeno in condivisione il Dea di secondo livello. Faremo su questo le barricate, ancor più da sindaco; così come unico rappresentante istituzionale della città di Chieti, partecipai con orgoglio nel 2011 alla marcia promossa dal comitato cittadino contrario alla legge Monti sull'accorpamento delle province, e la definizione di capoluogo alla città di Pescara", dice. 

Ferrara, però, respinge al mittente le accuse: "La sanità - dice - è prima di tutto servizio pubblico e da sempre, non certo solo ora, noi viviamo per la difesa di questo principio, per la garanzia dei presidi sul territorio. Da sempre, non solo adesso, ci siamo impegnati perché tutti i nostri cittadini avessero accesso a cure di qualità e accessibili. Non siamo noi quello che hanno operato per lo smantellamento dell’ospedale: il governo regionale Marsilio, nel silenzio e nella complicità dell’amministrazione uscente di centrodestra, ha sottratto 30 milioni di euro al nostro ospedale. Noi abbiamo alzato le barricate, altri no”.

Contro la Cgil si scagliano anche il segretario generale provinciale Fials Chieti, Giordano Di Fiore, e il segretario territoriale Fsi Usae di Chieti, Raffaello Villani, che dicono: "La Cgil faccia sindacato, non politica".

Per i due rappresentanti sindacali è "incompresibile la sortita contro la realizzazione dei nuovo ospedali di Vasto e Lanciano, perché essi sono ospedali di I livello individuati anche nei piani sanitari regionali che ha la Cgil ha condiviso e soprattutto perché rispondono alla domanda sanitaria di due comprensori i cui abitanti pagano le tasse ed hanno il diritto alla salute come tutti gli altri cittadini".

Facendo leva sulla particolare geografia del territorio provinciale, con aree interne come l'alto vastese, che vive in condizioni di disagio nei mesi invernali, e il comprensorio frentano e del Sangro-Aventino, che ha bisogno dell'ospedale di Lanciano, incalzano: "Si investa quindi, e subito, sui nuovi ospedali e anche sul personale, sulla formazione e sulle attrezzature: questa è la nostra richiesta. Invitiamo pertanto la Regione Abruzzo e l’asessorato alla Sanità ad accelerare nella progettazione esecutiva e costruzione dei nuovi ospedali di Vasto e Lanciano, come hanno più volte rimarcato e promesso specie negli ultimi giorni".

Ma la Cgil Fp, tramite il segretario generale Sergio Zinni, corregge il tiro, chiarendo di non avere "nessun disegno perverso e non fa nessuna proposta. La Cgil non fa altro che riportare un dato di fatto, che il candidato sindaco Di Stefano dovrebbe conoscere bene, ovvero il decreto Lorenzin, che definisce gli standard qualitativi, strutturali e tecnologici, relativi all’assistenza ospedaliera, il quale prevede che un ospedale di II livello, e relativo Dea ha bisogno di un bacino tra 600.000 e 1.200.000 abitanti e che l’ospedale di II livello è l’unico che può contenere le specialistiche di elevata complessità come la cardiochirurgia e la neurochirurgia".

Insomma, chiarisce Zinni, il sindacato voleva proporre una riflessione, ossia "che senza un accordo tra Chieti e Pescara, probabilmente sarà la Regione Abruzzo a non avere un ospedale di II livello, condannando la popolazione abruzzese alla mobilità passiva. Il nostro auspicio è il protagonismo di Chieti per la realizzazione di un ospedale di II livello. Tutto il contrario di quello che afferma il candidato Di Stefano".

"Noi siamo strenui difensori dell’ospedale e dell’università a Chieti - conclude - pretendiamo che, se esiste qualche disegno sottotraccia per l’università, i cittadini lo sappiano subito".

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