Revoca delega a Di Paolo, il sindaco: "Chiedo scusa se non l'ho fatto prima"

Di Primio ha illustrato in conferenza stampa le motivazioni del ritiro della delega di vicesindaco e di assessore a Bruno Di Paolo: "Avrei dovuto cacciarlo quando attaccava l'operato della Teateservizi o andava promettendo posti di lavoro"

la conferenza stampa

“Nessuno, tanto meno Di Paolo, può permettersi di minacciarmi per ciò che dico. Il motivo della revoca della delega di vicesindaco e di assessore a Di Paolo è la conseguenza diretta di reiterati atti e dichiarazioni, mai concordate con me, né con la maggioranza in due anni e mezzo di amministrazione”. Così ha esordito il sindaco Di Primio questa mattina davanti alla stampa, agli assessori della Giunta Comunale, ai consiglieri capigruppo di maggioranza e presidenti di commissione mentre illustrava le motivazioni del ritiro della delega al leader di Giustizia Sociale.

Nell’elencare i tanti perché, Di Primio ha chiesto scusa ai cittadini per aver ritardato questa scelta.

“Avrei dovuto cacciarlo quando, ancora assessore al Personale, ebbe l’infelice decisione di marchiare i dipendenti comunali e i dirigenti come 'incapaci e dilettanti', o quando a causa delle sue inadempienze amministrative siamo stati costretti ad annullare i concorsi al Comune. O ancora, quando ha attaccato, come al solito a mezzo stampa, l’operato dell’Azienda Teateservizi, e quando andava promettendo posti di lavoro: peccato non l’abbia mai visto accanto a me e ai lavoratori della Burgo o della Sixty”.

Per il sindaco di Chieti il suo ex vice si sarebbe contraddistinto in questi anni solo per un becero populismo. Non digerisce l’essere stato appellato da Di Paolo come “il peggior sindaco che ha avuto la città di Chieti”. “Dicendo così – spiega - non solo ha offeso tutti gli elettori che ci hanno votato ma soprattutto coloro i quali lo hanno eletto in virtù di un accordo politico con il sottoscritto”.

Pur non avendolo revocato per le dichiarazioni relative al dimezzamento delle indennità, come altri politici, il sindaco non ha approvato questa sua decisione e aggiunge: “Credo sia stato inopportuno che proprio lui si ergesse a moralizzatore dei costi della politica, considerato che da consigliere regionale ha potuto contare su uno stipendio annuo di 104.000 euro (il sindaco di Chieti ha un emolumento di circa 2.800 euro netti al mese), su altri benefit legati alla carica. Non è pubblicizzandola a mezzo stampa che si fa beneficenza, atto, invece, che si compie in silenzio e soprattutto non per accaparrarsi preferenze elettorali”. L’ultimo messaggio della conferenza Di Primio però lo lancia all’opposizione, “che non si è lasciata sfuggire l’occasione per speculare sulla vicenda- dice – ma voglio rassicurarla che la maggioranza ha dato prova di compattezza stringendosi intorno a me e mantenendo un unanime comportamento sia sulle questioni amministrative che su questa vicenda meramente politica”.

Bruno Di Paolo, nel corso dell’ultima riunione di maggioranza, il 22 ottobre ha avuto la sfiducia unanime da parte di tutte le componenti politiche della maggioranza comunale.

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Per comunicargli la revoca giovedì scorso il sindaco gli ha scritto una lettera dai toni ‘più morbidi’ rispetto a quelli usati stamane davanti ai giornalisti.

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