Di Paolo contro Di Primio: "Si dimetta se vuole correre per la Regione"

Con la papabile elezione del governatore D'Alfonso in Regione, secondo il capogruppo di Giustizia Sociale, la città rischia di essere commissariata. Il sindaco avrebbe dovuto dimettersi entro il 1 febbraio

Il probabile esito delle elezioni politiche, con la verosimile elezione in Senato dell’attuale governatore Luciano D’Alfonso, crea nuovi scenari nella politica cittadina. Il capogruppo di Giustizia Sociale in Consiglio comunale Bruno Di Paolo con una nota attacca il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, “colpevole” di non rassegnare le dimissioni da primo cittadino nonostante la sua certa candidatura alle prossime elezioni regionali.

“Se il sindaco Di Primio, come più volte da lui stesso annunciato,  ha la reale intenzione di lasciare la carica di primo cittadino di Chieti per candidarsi alla Regione – attacca Di Paolo -  avrebbe dovuto, per “sensibilità istituzionale” (considerato l’elezione certa a senatore della Repubblica del governatore D’Alfonso e quindi contestuale decadenza del Consiglio regionale), dimettersi entro il 1 febbraio 2018, in modo da scongiurare, responsabilmente, al  comune di Chieti il concreto rischio di un lungo e ingiustificato  commissariamento”.
Bruno Di Paolo fa riferimento al Testo Unico degli Enti Locali che stabilisce “lo scioglimento del Consiglio comunale per decadenza del Sindaco è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Interno (TUEL, art.141, comma1, lett. b/1). Le elezioni per il nuovo Sindaco e per il Consiglio comunale, se le condizioni si sono verificate entro il 24 febbraio, hanno luogo in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno dello stesso anno. Se le condizioni si sono verificate oltre tale data, le elezioni hanno luogo nello stesso periodo dell’anno successivo (legge 120/99, art.8)”.
Secondo Di Paolo a seguito della scelta del sindaco Di Primio a rimetterci sarà la città di Chieti.

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 “In relazione a quanto sopra, quindi,  qualora il Presidente della Repubblica adottasse il decreto di scioglimento dopo il 24 febbraio, il primo turno utile sarebbe quella della tornata elettorale amministrativa del 2019. Una prospettiva non certo positiva per i cittadini di Chieti – spiega il capogruppo di Giustizia Sociale - che si ritroveranno comunque ad avere per tanti mesi l’amministrazione comunale commissariata, senza una vera motivazione politico/istituzionale, se non quella dell’ opportunismo politico personale del sindaco che, mantenendo la carica di primo cittadino fino all’ultimo giorno consentito per potersi candidare alla Regione, potrebbe trarne indubbi benefici in termini elettorali".
 

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