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Di Gregorio: "No dimissioni, accuse a D'Agostino solo sua responsabilità"

Il capogruppo della Federazione della sinistra stona dal coro dell'opposizione, auspicando di "spedire definitivamente a casa il sindaco il giorno delle elezioni"

C’è una voce fuori dal coro fra i partiti di opposizione al Comune di Chieti. È quella di Riccardo Di Gregorio, capogruppo della Federazione della sinistra, che definisce “una legittima provocazione” la richiesta di dimissioni del sindaco avanzata negli ultimi due giorni da alcuni suoi colleghi dopo l’arresto di Ivo D’Agostino.

“Più che chiedere ora le dimissioni a Di Primio, che tanto non le presenterebbe mai – scrive in una nota - preferisco che resti a fare ancora il sindaco perché almeno  continuerà a rosolarsi a fuoco lento insieme alla sempre meno numerosa ‘compagnia di giro’ che gli è rimasta ancora aggrappata alla giacchetta, in attesa di spedirlo definitivamente a casa il giorno delle elezioni con un voto popolare che tirerà una linea nera su questi grotteschi anni di governo cittadino”. 

Poi abbandona il sarcasmo per passare alla sua analisi dell'attuale situazione politica cittadina: “Pur condividendo l’opinione corrente in una sempre maggiore parte dei cittadini sul fatto che questa amministrazione sia la peggiore degli ultimi anni ed il sindaco il principale responsabile per non aver mai saputo e voluto assumere decisioni – continua Di Gregorio - i fatti imputati all’assessore D’Agostino, tutti da dimostrare e verificare, sono di responsabilità esclusiva dello stesso assessore e non possono essere messi in relazione con l’attività del primo cittadino a meno che non emergano, nei prossimi giorni, fatti diversi che dimostrino il contrario”.

E come molti negli ultimi giorni Di Gregorio ricorda i fatti di 20 anni fa: “Ancora una volta, l’ennesima, un esponente dell’Udc – diretta emanazione di quella che fu la Democrazia Cristiana a Chieti – ed ai cui vertici siedono, guarda caso, persone che sono state al centro della tangentopoli teatina, si trova invischiato, di riffa o di raffa, in uno scandalo imbarazzante quasi che alcuni componenti di questo raggruppamento politico abbiano ricevuto, per via ereditaria, una certa consuetudine ad atteggiamenti non proprio in linea con le leggi italiane. L'Udc teatino – continua - capace di intercettare oltre il 10% dei consensi nel 2010, in appena tre anni, tra fuoriuscite, addii non proprio indolore e questo ennesimo scandalo, rischia di sprofondare come i dati delle ultime elezioni politiche hanno dimostrato impietosamente”. 

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