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Dea di II livello in Consiglio comunale, l'appello del Comitato cittadino: "Si prenda una posizione chiara"

Il portavoce Perrotti: "Chieti non può tollerare ulteriori spoliazioni. Necessaria una mobilitazione ampia con il coinvolgimento di operatori sanitari, università e politica a ogni livello"

"Una posizione chiara per un Dea di secondo livello condiviso", è l'appello del Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti alla vigilia del Consiglio comunale di mercoledì 13, quando è prevista la discussione di un ordine del giorno sulla questione legata alla costituzione di un Dea funzionale di secondo livello condiviso tra Chieti e Pescara.

"Ad avviso del Comitato - dice il portavoce Giampiero Perrotti - sarebbe stato in verità preferibile un consiglio comunale straordinario esclusivamente dedicato a tale fondamentale tematica, ma l’importante è che comunque se ne parli".

Per il Comitato cittadino "Allo stato attuale dei fatti i due presìdi autonomamente considerati non hanno le caratteristiche previste dalla legge per la individuazione di un Dea di secondo livello. Sono del tutto inaccettabili - argomenta - le prese di posizione campanilistiche tese a “interpretare” i numeri per piegarli ai propri desideri, come ad esempio è stato fatto con gli accessi al Pronto soccorso (considerando anche quelli impropri che vanno invece sottratti dal totale) da parte di quanti a Pescara hanno una visione miope del futuro di questo territorio".

"Occorre riequilibrare - ribadisce ancora Perrotti - i due presidi sanitari restituendo a Chieti alcune unità complesse assurdamente perse in quella che è stata una lunga, assoluta e colpevole inerzia dei poteri locali".

"Basta scippi per Chieti"

L'auspicio del Comitato è anche che su un tema di tale rilievo le forze politiche teatine riescano a porre in primo piano gli interessi della città, coinvolgendo gli operatori sanitari e l’università e chiedendo anche un concreto impegno a quanti la rappresentano per portare la voce del territorio pure a livello ministeriale. "La soluzione auspicata – conclude– non segue logiche di campanile ma persegue l’obiettivo di corrispondere al vero interesse della collettività abruzzese. Una scelta diversa sarebbe peraltro rovinosa per una città che ha già subìto troppe spoliazioni.

Il Comitato ribadisce che la scelta di un Dea condiviso tra il capoluogo teatino e quello pescarese è infatti l’unica realisticamente possibile e la migliore per la qualità dell’offerta sanitaria pubblica in Abruzzo. Chieti e il suo territorio non potranno mai accettare di subire un ulteriore depotenziamento in questo fondamentale settore".

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