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Consiglio sanità, Forza Italia chiede di revocare il decreto su Villa Pini e Spatocco

Qualche malumore nella seduta con ospiti Paolucci, Flacco e Di Ilio. E il sindaco chiede di verificare la legittimità

Il consiglio comunale straordinario sulla sanità finisce fra qualche malumore, un ordine del giorno congiunto non approvato da tutti i suoi firmatari (assenti al momento del voto 5 Stelle e L’Altra Chieti, astenuto Forza Italia) e la richiesta, depositata da Forza Italia e sottoscritta anche da altri gruppi consiliari, di un nuovo consiglio straordinario in cui discutere, con  urgenza, l’ordine del giorno per la sospensione del decreto del commissario ad acta alla Sanità numero 4 dell’11 gennaio.

Si tratta del documento che trasferisce i posti letto per acuti di Villa Pini e Spatocco alle cliniche pescaresi Pierangeli e Villa Serena. Una decisione che, secondo i consiglieri di maggioranza, penalizzerebbe fortemente la città di Chieti e la sua qualità assistenziale. 

Ma andiamo con ordine. La seduta, iniziata intorno alle 10 del mattino, è stata animata dagli interventi dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, del direttore della Asl Pasquale Flacco e del rettore dell’università d’Annunzio Carmine Di Ilio. Se il magnifico ha assicurato la volontà di “integrare la sanità regionale con quella universitaria”, Flacco ha tentato di rassicurare sulle criticità più evidenti dell’azienda sanitaria: “Da parte mia e di tutta la dirigenza della Asl - ha detto - ce la stiamo mettendo tutta per cercare di affrontare le varie problematiche a livello di gestione del sistema salute di questa città”. 

A Paolucci, invece, è toccato rassicurare gli animi e motivare il decreto della discordia: “Abbiamo avanzato una proposta - ha detto - per riorganizzare la nostra rete, che concentri nel futuro le prestazioni e le elevi, dando un ruolo diversificato alle nostre strutture. Non ci saranno strutture che verranno chiuse o non avranno ruolo, ma conosceranno semplicemente altri tipi di ruoli e prestazioni, territoriali, per una popolazione che cresce per età anagrafica e prevede una domanda cronica. Attualmente - ha spiegato - l’ospedale di Chieti è un bacino poco significativo per una struttura che ambisce ad avere ruolo di punta: quello attuale è 137mila abitanti, con il riordino si sposterà a 321mila abitanti, diventando il primo presidio per utenza in regione”. Un percorso, secondo lui, simile a quello dei punti nascita, che con le chiusure di quelli periferici ha fatto diventare Chieti il primo in Abruzzo

Il decreto, presentato solo oggi (mercoledì 20 gennaio) in commissione regionale Vigilanza, fa discutere soprattutto perché, fino a oggi, non se ne conoscevano i contenuti reali. “Si vuole avvantaggiare il privato - accusa il gruppo comunale di Forza Italia - penalizzando sia il pubblico e martoriando al tempo stesso Chieti. Con questo provvedimento si attua il trasferimento  dei reparti di Chirurgia verso le cliniche di Pescara, senza un giusto e doveroso riequilibrio in termini di sanità pubblica che chiederemo in tutte le sedi a gran voce e forza”. 

D’altro parere Pd e Chieti per Chieti, che parlano di una “volontà di potenziamento della sanità teatina da parte del Pd, una volontà accompagnata da quanto finora fatto nel 2015. L’apertura della palazzina M del polo cardiochirurgico, 15 milioni di Euro di investimenti in attrezzature, il polo della vista, l’attivazione di più sale operatorie e sale parto sono senz'altro elementi che vanno a potenziare l’offerta di salute nella nostra città e indicano l’aumento non solo della quantità di prestazioni offerte, ma innalzano quindi la qualità delle prestazioni”. 

Il sindaco Di Primio, dal canto suo, ha rimarcato l’importanza di un riordino della sanità, “ma ritengo - ha detto - che chi è chiamato ad amministrare e a fare politica non possa non tener conto dell’esigenza di garantire, prioritariamente, una rete di emergenza-assistenza la cui organizzazione non può più attendere soprattutto se le riforme comportano la chiusura di presidi ospedalieri esistenti”. Per questo ha chiesto una verifica legale all’ufficio del Comune e allo stesso assessore Paolucci per “verificare se il decreto della struttura commissariale rispetti le norme in materia di trasferimento di posti letto da un territorio a un altro governato da diversa Asl”. 

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