Il consiglio regionale approva l'estinzione della Fondazione Ciapi

Proteste dall'opposizione, che esce dall'aula al momento del voto. E ora si continua a temere per il futuro dei lavoratori

Il consiglio regionale ha approvato, con 15 voti a favore, quelli della maggioranza, la norma che prevede l'estinzione della fondazione Ciapi, il centro di formazione regionale che da anni vive una crisi irreversibile. Al momento del voto, gli esponenti della minoranza di centrosinistra e del Movimento 5 stelle hanno abbandonato l'aula. 

La legge prevede la nomina di un commissario esterno entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. 

Il commissario straordinario della Fondazione Ciapi redige il conto della gestione relativo al periodo successivo all’ultimo rendiconto e fino alla data di inizio della procedura di liquidazione, determinando l’avanzo/disavanzo della gestione alla medesima data.

Il Cmmissario liquidatore è nominato dalla giunta regionale e viene scelto tra soggetti esterni all’amministrazione regionale con un'esperienza professionale adeguata, determinandone tempi, poteri e compenso a valere sulle spese della procedura di liquidazione della medesima Fondazione. 

Durissime le parole dell'opposizione

“Ritengo vergognoso il provvedimento per l'estinzione del Ciapi - tuona il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari - è inaccettabile che la delegazione dei dipendenti che oggi è venuta in consiglio a dimostrare le proprie paure per il futuro non sia stata neanche ascoltata dalla maggioranza. La giunta regionale si prende la responsabilità di lasciare per strada 15 dipendenti dal momento che, oltre a estinguere la fondazione, è stato espresso anche parere favorevole per l’estinzione che riguarda l'associazione vera e propria”.

“Si sta vivendo una situazione grave - prosegue - a cui, semplicemente, non saremmo dovuti arrivare. La nostra proposta era quella di riconvertire e valorizzare l'ente o quanto meno, prima di decretarne la fine, ricollocare i lavoratori. È una pratica effettuata per ogni società partecipata di Regione Abruzzo, non si capisce perché, invece, il Ciapi venga lasciato in abbandono. Adesso i dipendenti non solo non hanno certezze sul loro futuro, ma non sanno neppure se riceveranno mai i tre anni arretrati di stipendio. Ho chiesto alla giunta più volte quali fossero le loro intenzioni e non ho mai avuto una risposta concreta. Oggi il centro destra ha sulla coscienza il futuro di tante famiglie abruzzesi che sono state abbandonate”.

L'assessore regionale Mauro Febbo, oggi a Roma per la vertenza Lfoundry, puntualizza che "oggi è  stata approvata la norma che prevede l'estinzione della fondazione Ciapi, e non dell’Associazione, che aveva in carico un solo dipendente ormai messo a riposo". L'esponente della giunta Marsilio, inoltre, accusa il precedente Governo regionale, guidato da Luciano D'Alfonso, di aver avviato "il declino del Ciapi", tramite la revoca "dell’accreditamento nel marzo 2018, gli hanno negato la personalità giuridica e non hanno nominato l’amministratore o il legale rappresentante per ben 5 anni, quindi non approvando i relativi bilanci: grave mancanze che ne hanno segnato definitivamente il destino".

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"Adesso – aggiunge Febbo – con la messa in liquidazione della fondazione Ciapi il futuro commissario sarà chiamato a redigere il conto della gestione, definire  i compensi arretrati  per poi valutare una ipotesi reale di  riallocazione del personale residuale tenendo conto che altri possono essere accompagnati in pensione".

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