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Comune di Chieti, Zulli (Articolo Uno): "Dichiarare il dissesto finanziario"

Il coordinatore cittadino ritiene impossibile predisporre iniziative concrete per il rilancio di Chieti alla luce dei "debiti accumulati nel corso dell'ultimo decennio"

"Poiché bisognerebbe mettere al primo posto l’interesse della città Articolo Uno ritiene che questo interesse sarebbe meglio tutelato dalla dichiarazione del dissesto, non del pre-dissesto ed ognuno si assuma, anche di fronte alle nuove generazioni, le sue responsabilità".

Il messaggio rivolto all'amministrazione comunale è del coordinatore di Articolo Uno, Giustino Zulli che specifica anche di non "entrare nei dettagli tecnici anche perché non in possesso della documentazione necessaria".

I colpevoli di questa situazione secondo Zulli sono "le destre che hanno gestito il potere negli ultimi 10 anni. Le pesanti eredità di circa 60 milioni di euro, se non di più, di debiti verso terzi fornitori di beni e servizi accumulati nel corso del decennio di allegra gestione Di Primio, della sua giunta e della maggioranza che l’ha sostenuto".

Sulla reale entità della situazione economica cittadina, con debiti e crediti “Articolo uno - dice Zulli - ha cercato, purtroppo vanamente, nel corso degli ultimi anni, di stimolare i rappresentanti delle opposizioni a fare la chiarezza necessaria proponendo anche che facesse parte della campagna elettorale".

Se, come sembra, sono circa 60 i milioni di euro di debiti accumulati nel precedente decennio, come farà un Comune con 40 milioni di euro di bilancio annuale a predisporre iniziative concrete per il suo reale rilancio?

Negli anni precedenti c’erano più motivi per chiedere il dissesto che, anche con una cura da cavallo, avrebbe potuto iniziare il doloroso percorso del risanamento.

Sul perché le precedenti amministrazioni non hanno mai aperto la procedura di dissesto il coordinatore di Articolo Uno psiega che "gli amministratori che la Corte dei Conti riconosce responsabili, anche in primo grado, dei danni causati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire incarichi pubblici per un periodo di 10 anni. I sindaci ritenuti responsabili del dissesto, non sono candidabili, sempre per un periodo di 10 anni, alle cariche di sindaco, presidente di Provincia, delle assemblee e dei consigli regionali, del parlamento italiano ed europeo. In parole povere - conclude Zulli - pur di soddisfare le ambizioni di qualcuno, si sono peggiorate le cose di una intera comunità".

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