La cittadella della cultura a Chieti: una dotazione unica da far invidia a qualsiasi città

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del consigliere comunale di Torrevecchia, Nando Marinucci su proposte e studi per il rilancio della Teate dei Marrucini

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Mentre Pescara si interroga sulla “Laurea tra i Supermercati” con le strane questioni urbanistiche e commerciali per le nuove direttrici d’espansione dalla d’Annunzio, con Italia Nostra a dettare riflessioni e giuste indicazioni, Chieti non può che ragionare sulle proprie recondite risorse, indagando nel passato e sul territorio per cercare una qualche via d’uscita ad una decadenza ormai ineluttabile.

La cittadella della cultura, ovvero il polo della conoscenza. Un’area destinata alla cultura già esistente, concreta, per una gran parte, già funzionante; per rispolverare una vocazione e rilanciare la città d’Arte: la grande Theate dei Marrucini. In poco meno di 14 ettari incredibili strutture legate alla formazione, all'arte e alla cultura, una dotazione unica da far invidia a qualsiasi città.

Musei, parchi archeologici ed universitari, istituti scolastici, religiosi, pubblici e privati d’ogni genere e tanto spazio verde: una cittadella che aspetta solo di essere rianimata con lo spirito giusto. Cosa fare allora? Intanto cominciarne a parlare ... 

Auspicabile, adesso, un Tavolo delle Istituzioni Permanente per cercare d’individuare indirizzi, modi, tempi e coinvolgimenti della città nelle sue possibilità. Istituzioni pubbliche e private, istituzioni amministrative laiche e religiose, pubblica istruzione e soprintendenza, associazioni professionali, industriali, artigianali, commerciali, sindacali e culturali, un po’ tutti nella dinamica rianimazione per cercare di rianimare il cuore di una grande città. Se la gestione dell’ordinario può garantire respiro regolare ma limitato, l’evocazione di una memoria può sempre produrre una qualche idea d’appartenenza, sicuramente polarizzare attenzione e caricare energie insospettabili. 

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