Chieti – Chieti Scalo: due realtà che non si parlano?

Vittorio Cimini illustra il programma di Chieti 2020, in lista alle prossime elezioni comunali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

A livello nazionale assistiamo alla recente offerta politica che ha messo sul mercato una grande quantità di promesse e annunci, a cui sembra corrispondere un Paese che sta comprando le promesse stesse con una moneta virtuale: l’ottimismo.

Purtroppo, però, questo scambio promesse-ottimismo non è seguito da un risultato economico. L’ottimismo non si trasforma in consumi e investimenti e non incide sull’andamento dell’economia reale che non appare minimamente toccata dai funambolici giocolieri.

In questo contesto la nostra bella città di Chieti deve raccogliere questo spunto: sostituire una politica di annunci positivi e straordinari con un piano unico che contempli una visione di una UNICA CITTA’, esaltando le peculiarità che indicano due cuori pulsanti, appunto Chieti - Chieti Scalo, e che ne delinei gli obiettivi dei prossimi 5, 10, 20 anni, pertanto è fondamentale che le due realtà siano equamente rappresentate.

Fino ad oggi lo Scalo è stato sempre considerato solo un grande quartiere, ma chi ci vive sa che non è così, sembra una piccola cittadina a se stante che percepisce la lontananza dalla vita politico-amministrativa, per questo è importante che lo Scalo faccia sentire la propria voce per essere degnamente rappresentato nell’assise civica e ribadire con forza che Chieti, senza Chieti Scalo, non è Chieti.  

È giunto il momento di fare atterrare promesse, consenso e ottimismo sul terreno realistico basato non su annunci promozionali, bensì su obbiettivi concreti che potremmo riassumere nel programma CHIETI 2020 e OLTRE. Opzione che al momento fatica a entrare nell’agenda politica ma che mi sento di consigliare caldamente al posto della politica degli annunci di singole iniziative “promozionali”.

Serve alla città, ai cittadini e all’economia reale, un “cronoprogramma” che vada ben oltre la prossima scadenza elettorale. Questa “riforma del tempo” forse dovrebbe essere la prima da adottare per portare lo scambio virtuale (promesse-ottimismo) sul piano di liberazione delle risorse economiche della città (consumi e investimenti).

E’ evidente che serve alla città un progetto che non può e non deve essere solo finanziario ma deve essere un progetto città in grado di motivare gli stessi cittadini a partecipare alla rinascita dell’economia reale. Al momento manca questo tipo di progetto, manca l’idea che una nuova campagna di coinvolgimento dei cittadini per salvare la città possa passare da strade diverse da quelle finora battute.

E’ necessario introdurre sistemi di valutazione dell’azione politico-amministrativa per determinarne l’efficacia ma non solo dopo cinque anni quando si arriva a fine mandato, ma durante la legislatura, accorciando di molto i tempi di controllo per avere la possibilità di poter sostituire coloro che letteralmente “svernano” a spese dei contribuenti.

Non possiamo più permetterci di avere a stipendio uomini, managers, che da oltre vent’anni hanno assorbito talmente tanto l’arroganza del potere, diventando solo presuntuosi,  da esserne intrisi fino al midollo e quindi diventano un peso per lo sviluppo della città, tolgono spazio alle persone che potrebbero dare molto di più, non fosse altro per l’entusiasmo del novizio, e contribuiscono ad allontanare non solo i giovani dalla vita politica.

Non c’è più tempo di aspettare tempo, tra pochi mesi saremo chiamati a rinnovare l’amministrazione di questa città ed è bene ricordare che il gesto che dura pochi secondi, quello di tracciare con la matita  una “ X “ o un nome e un cognome, determinerà non il colore dell’amministrazione designata, ma l’incarico a coloro che dovranno gestire i nostri soldi per i prossimi cinque anni.

Concludo con una domanda: Dal momento che quanti occupano una poltrona al Comune di Chieti da oltre quindici anni, hanno certamente qualche responsabilità sulla condizione della nostra città, perchè votarli ancora, o meglio, perché gruppi politici, liste civiche e partiti dovrebbero ostinarsi a riproporli?

L’auspicio è che le forze politiche che stanno già scaldando i motori, lo facciano questa volta sapendo come e dove la nave debba essere condotta.

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