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"Quello di Chieti non è campanilismo": Bucci replica al prof. Fusero

L'ex consigliere comunale scrive una lettera di replica alle considerazioni del docente di Architettura

Il prof. Fusero dalle pagine de “Il Centro” del 17 u.s. sul futuro di Chieti, pensando forse di essere il dominus della Città di Chieti, ne ha designato il destino o meglio “l'unico destino possibile, a condizione di abbandonare il campanilismo”: quello in chiave metropolitana, come se Chieti non ne facesse già parte o come se non se ne rendesse conto. Una sorta di camicia di forza sulla Città e di reprimenda che, come cittadino restituisco al mittente perché questa terra non ha la cultura paesana del campanile, talvolta pure necessaria, ma la cultura signorile della sua storia plurimillenaria.

Non osteggiamo né il prof. Fusero e né Pescara, o meglio la “Grande Pescara” come la chiama il professore. Vogliamo soltanto che non si continui l'azione spoliatrice a danno di Chieti iniziata dal 1926, e ancor prima dal 1924 come fase preparatoria, da parte di Benito Mussolini che, strappando interi territori comunali da Chieti, L'Aquila e Teramo si inventò la Provincia di Pescara quando Pescara a quei tempi era il porto di Chieti.

Mussolini fece due errori: il primo, quando si inventò la Provincia di Pescara; il secondo, ancora più grave, quando non rimediò al suo errore iniziale non facendo di Chieti-Pescara una unica città, tanto desiderata dalla vicina ora città di Lanciano non perché avesse a cuore il bene dell'Abruzzo ma per la bramosia di diventare essa stessa Provincia.

Si badi bene, nessuno vuole negare l'evidenza, come nessuno vuole chiudersi nel suo perimetro.

Comportamenti di tal fatta non appartengono ai cittadini di Chieti ma a coloro che, dopo Tangentopoli, sono saliti sul carro della politica, facendo danni ai territori e dimenticandosi dei suoi cittadini. Si è già avuto modo di dire che al presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo Luciano D'Alfonso spetta un compito istituzionale arduo ma esaltante: armonizzare le vocazioni dei suoi 4 Capoluoghi di Città per dare all'Abruzzo una speranza di sviluppo.

Questo tema è un tema squisitamente politico che non può essere demandato ad altri, a meno che la politica non voglia continuare ad essere la politica con la p minuscola. E allora, cosa aspetta il presidente D'Alfonso a istituire un tavolo politico con i quattro sindaci dei Capoluoghi di Città per discutere sul futuro dell'Abruzzo?

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