Politica

Riordino province: il sindaco invita a presidiare il Parlamento

Il sindaco Di Primio annuncia una grande manifestazione congiunta il giorno della trasformazione del decreto in legge

Dopo la decisione del Governo, molte municipalità e province in via d’accorpamento stanno organizzando una serie di iniziative per scongiurare la trasformazione in legge del decreto. Tutti parlano di attacco alla democrazia. Il sindaco Di Primio ha  annunciato l’organizzazione, assieme ai sindaci delle altre città capoluogo d’Italia soppresse, di una grande manifestazione a Roma il giorno in cui si voterà la conversione del decreto.

"Non sono affatto contrario ai principi della spending review e alla necessità di contenere l’abnorme spesa pubblica – ha rimarcato Di Primio -  quel che contesto, però, sono le modalità che ne hanno ispirato i criteri. A questo punto, temendo che il Governo non eletto ponga la fiducia, vanificando anche l’attività di quei parlamentari che volessero sostenere le nostre ragioni, ritengo necessaria una azione comune di noi sindaci affinché il decreto in questione non venga convertito in legge, il tutto con l’aiuto della tanta gente che in questi giorni sta manifestando contro il provvedimento. Predisponiamo documenti, chiediamo ulteriori incontri, presidiamo Palazzo Chigi e il Parlamento, insomma mettiamo in atto tutte quelle iniziative che non facciano passare nel silenzio tale decisione".

A Chieti intanto, la prossima settimana si terrà un’assemblea pubblica al Supercinema per sensibilizzare i parlamentari abruzzesi.

LE REAZIONI "Ritengo fin troppo frettolosa la volontà del Governo di provvedere ad approvare il Decreto sul Riordino delle province – dichiara il Senatore Pdl Fabrizio Di Stefano – oltretutto anche prima della discussione dei ricorsi presentati da numerose regioni e province che si dovrebbero discutere sin dalla settimana prossima".

Che la partita non sia ancora persa ne è convinto anche il presidente del Consiglio Comunale, Marcello Michetti, che in questo momento invita alla coesione e in una nota esprime tutta quanta l’amarezza per quanto stabilito dal ‘Governo dei tecnici’ e quanto non deciso dalla regione Abruzzo “che ha deciso di non decidere con la proposta zero Province – dice -  Sai che risate di fronte al dramma di una Provincia come quella di Chieti, l’unica ad avere i requisiti per rimanere autonoma, che si vorrebbe sottomettere a quella di Pescara che i requisiti invece non li ha. Ma il tempo non è ancora scaduto e anche Chieti sarà col suo sindaco in testa a far valere diritti che una cinica classe politica e imprenditoriale vorrebbe calpestare”.

Delusione anche tra i partiti di minoranza come Fli: "Se ci fosse stato un diverso atteggiamento della Regione Abruzzo sono certo che la situazione di partenza sarebbe stata sicuramente diversa e il governo avrebbe tenuto conto delle preziose indicazioni arrivate dall'attività dei Cal e delle Regioni”dichiara Alessandro Carbone.

Propositivo invece il Pd provinciale, per Camillo D’Amico: “Il centro destra ha fallito e ha dimostrato la sua incapacità a governare i processi riformatori. Noi però non ci tiriamo indietro alla sfida che il processo di riordino ci prospetta”.

Mentre il presidente dell’Ente cancellato, Di Giuseppantonio, invoca l’intervento del parlamento ritenendo che quella subita dalla provincia di Chieti sia stata “la più grave ingiustizia del riordino”. “ A questo punto – sottolinea Di Giuseppantonio – il Governo tenga conto che dovrà decidere se continuare ad assicurare la governabilità degli enti e dunque l’erogazione dei servizi ai cittadini: sia chiaro, allora, che i paventati tagli nei trasferimenti di fondi agli enti locali, rispettivamente per 500 milioni e per 1,5 milioni di euro, finiranno solo per paralizzare definitivamente qualsiasi attività ed acuire a dismisura la crisi che già i territori vivono".

DALLE ALTRE CITTA' Se Di Primio ha protestato saltando i pasti tre giorni fa, contro il decreto legge del governo Monti sul riassetto delle province, una protesta singolare è stata quelladel sindaco di Prato Roberto Cenni, che ha deciso di farsi intervistare seduto sulla tazza del water: Sindaco di Prato Roberto Cenni protesta in bagno contro decreto Province: "Mai Prato con Firenze"
"Per commentare la scelta del governo di rimettere Prato sotto Firenze non serve nessun gonfalone: basta e avanza il cesso"
ha detto.

 

 

 

 

 

 

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