Atessa, stop al ridimensionamento dell'ospedale: anche la Regione è d'accordo

Il consiglio comunale (al quale hanno partecipato anche il governatore D’Alfonso e l’assessore alla sanità Paolucci) ha approvato una mozione per la trasformazione del “de Lellis” in presidio sanitario di area disagiata

Paolucci, D'Alfonso e Borrelli durante il consiglio comunale di ieri sera

Aveva rischiato di essere trasformato in un ospedale di comunità, con conseguente taglio dei servizi e spoliazione dei reparti. Il nosocomio “San Camillo de Lellis” di Atessa è da anni al centro dell'attenzione, con relative proteste e manifestazioni ad hoc, perchè rischia la chiusura.

Tuttavia ieri sera, alla presenza del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e dell'assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, è stata approvata all'unanimità in consiglio comunale una mozione a sostegno del riconoscimento del presidio come ospedale di area disagiata. In questa maniera si eviteranno situazioni drammatiche, come quella raccontata dal sindaco di Quadri, Silvio di Pietro:

“Mio padre – ha detto – si è sentito male ed è deceduto mentre tentavamo di raggiungere l'ospedale più vicino. E' morto strada facendo. Vorrei che chi decide di tagliare venisse a vivere nelle nostre comunità, soprattutto in inverno, e capisse quanto è difficile salvare vite. Per questo l'ospedale di Atessa va salvaguardato”.

E, a quanto pare, sarà proprio così. La proposta dell'ospedale di comunità era partita ed è stata portata avanti dall'attuale sindaco di Atessa, l'ex direttore del Tg1 Giulio Borrelli, trovando tutti d'accordo:

“Nelle prossime ore – ha annunciato Paolucci – approveremo una delibera in cui sarà fermato il ridimensionamento dell'ospedale, con sospensione dei relativi provvedimenti attuativi, e che avvierà questa nuova fase, con cui si intende qualificare la struttura riclassificando il presidio come ospedale di area svantaggiata”.

Cosa è un ospedale di area disagiata

L'ospedale di area disagiata viene inteso come punto di riferimento per un'intera area, in considerazione del fatto che Atessa è paese-cerniera tra una vitale zona industriale e un entroterra, appunto, disagiato, anche di alta montagna. Castiglione Messer Marino, Palena, Montenerodomo, Tornareccio, Pizzoferrato o Montazzoli sono esempi di Comuni distanti dagli ospedali principali più dei tempi previsti per legge, tenuto conto anche delle condizioni delle strade, che rendono questi centri difficilmente raggiungibili, soprattutto d’inverno. Viceversa, l'ospedale di comunità che inizialmente la Regione voleva realizzare è un luogo per curare gli anziani cronici, geriatrici, e nulla più

“Al più presto – ha sottolineato D'Alfonso – sarà istituito un tavolo paritario tra enti locali (Regione Abruzzo, Comune di Atessa ed altri Comuni) per portare avanti questa istanza. Le decisioni, ricordiamolo, non sono di competenza esclusiva della Regione, ma anche di due ministeri: quello della Sanità, della Lorenzin, e del Mef, Economia e Finanze. Quindi dobbiamo dare vita ad un confronto e ad un dialogo, impegnativo, con dati che argomentino in maniera convincente. Lavoriamoci sodo, qui nessuno ci guadagna a dire no”.

La proposta dell'amministrazione Borrelli tiene conto dei dati, dei numeri e della legislazione vigente in materia sanitaria: il bacino di utenza dell'ospedale di Atessa è di 49mila abitanti per 31 Comuni. Borrelli, che ha chiesto un incontro anche con i ministri della Salute e dell’Economia e Finanze, ha concluso:

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“Non voglio fare l’elogio 'del piccolo è bello', ma ci sono casi, patologie minori, che richiedono interventi ospedalieri (oltre che ambulatoriali) che debbono essere offerti sul territorio, anche per alleggerire il carico che grava sugli ospedali maggiori, oggi, spesso, in grande affanno. Siamo piccoli, qui nel Sangro-Aventino, ma tutti assieme siamo una città territorio”.

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