Angelo e la lettera al premier: "Voglio restare a Chieti, siamo stanchi di dover espatriare"

Angelo Cavallucci è un imprenditore in difficoltà: ha lavorato tanti anni all'estero ed è tornato a Chieti, sua città natale. Qui vuole restare - o meglio, vorrebbe - per metter su una scuola di lingue. E qui cominciano i problemi

Angelo Cavallucci

“Sono tornato e non voglio espatriare di nuovo” ha scritto Angelo Cavallucci in una lettera inviata ieri pomeriggio al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Un messaggio che riflette bene l’angoscia di tanti italiani, abruzzesi, teatini i quali, dopo un’esperienza di lavoro all’estero, per scelta o perchè costretti dalla vita, tornano nella propria terra d’origine, se ne innamorano di nuovo, ma non riescono a viverci serenamente per l’assenza di prospettive.

Angelo, 37 anni, di Chieti, da quando ne aveva 27 e dopo la laurea in Lingue, ha girato il mondo. Dapprima ha lavorato in Spagna come insegnante, poi per conto di diverse multinazionali, con incarichi importanti e meritocratici. L’ultimo contratto con un’impresa in Inghilterra. A gennaio 2013 per motivi familiari torna a Chieti, decide di ricominciare daccapo e si rimbocca le maniche. Inizia a dare ripetizioni e collabora con il partito dell’ex vicesindaco, Giustizia Sociale, tenendo corsi di inglese. La speranza è farsi conoscere e apprezzare per poi aprire un’attività tutta sua.

Il sogno è una scuola di lingue a Chieti Scalo. Angelo cerca il locale da affittare, comincia a preparare il materiale, si consulta con vari commercialisti. Ma i buoni propositi presto si scontrano con gli impedimenti normativi, la lentezza burocratica e prospettive di guadagno pressoché inesistenti.

Che è successo?

Quando a settembre ho ricontattato i commercialisti, non riuscivo a crederci: dalla simulazione di un fatturato lordo ho appreso che sarei riuscito a ricavare solo il 25% dalla mia attività imprenditoriale, il restante sarebbe stato tutta tassazione e senza includere le spese vive come pubblicità, sito internet, materiale per le lezioni. Per farla breve a fine mese su 2000 euro lordi ad esempio, mi sarebbero rimasti in tasca appena 500 euro: una miseria.  Mi sono detto: a queste condizioni non posso neanche iniziare. Come faccio a lavorare qui, ad assumermi le mie responsabilità con uno Stato che costantemente ti massacra, anche se solo sfalli un documento di una virgola. Non posso entrare in questo circolo vizioso.

Così hai scritto al premier...

La  mia lettera è stata scritta anche per tutti quelli che si trovano nelle mie stesse condizioni: siamo in tanti e siamo davvero stanchi, arrabbiati, delusi. In Italia sappiamo come viene trattato il lavoro dipendente: senza meritocrazia, senza garanzie. E allora io, come molti, ho deciso di aprire un’attività autonoma ma mi viene praticamente impedito. Ho visto come funziona all’estero, ho fatto carriera in una multinazionale spagnola, nel dipartimento acquisti, cominciando da supervisore, poi da buyer e infine da direttore. In dieci anni ho avuto tante esperienze anche per altre aziende extracontinentali. Noi, come ho scritto in un passaggio della mia lettera a Renzi, dobbiamo e vogliamo provare a dare un senso al nostro futuro e al futuro dei nostri figli dando un contributo, anche di sacrificio, alla ripresa economica italiana, ma dobbiamo essere messi nella condizione di poterlo fare.

Credi che Renzi risponderà?

Non mi aspetto una risposta, ma interventi concreti. Vorrei un incontro pubblico col presidente del Consiglio, con tante persone nella mia stessa situazione e la stampa: un confronto aperto.  Io ho voluto dare voce alle tante altre voci stroncate dalla crisi e dalla burocrazia. Al premier direi che non sono in cerca di visibilità e non sono neanche di quelli che puntano il dito e alzano la voce senza collaborare. Sto iniziando un percorso nella politica, ho vissuto fuori, so come funziona altrove e le mie idee sono chiare. Io ho manifestato l’amarezza che ci accomuna tutti, perché sono vent’anni che leggo i giornali tutte le mattine e non c’è mai e dico mai una buona notizia per noi. Io voglio restare a Chieti, questo è il mio paese e ho il diritto di vivere qui, contando su chi ha il dovere di rendere possibile la vita economica.

Archivierai davvero l’idea di aprire la scuola di lingue a Chieti?

Sto cercando di muovermi attraverso altri canali, penso con un’associazione, anche se i guadagni sarebbero diversi e non si può fatturare come una scuola.

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