Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

Crescono le violenze sugli operatori sanitari in servizio, il caso arriva in consiglio regionale

Il consigliere del Movimento 5 stelle Taglieri ha presentato una risoluzione che impegna la Regione a dotarsi degli strumenti necessari a contrastare la violenza nei reparti

Le aggressioni a infermieri e operatori sanitari durante le ore di lavoro arrivano in consiglio regionale. Il capogruppo del Movimento 5 stelle Francesco Taglieri, che è anche vicepresidente della commissione Sanità, infatti, ha presentato una risoluzione che impegna la Regione a dotarsi degli strumenti necessari a contrastare la violenza nei reparti. 

Sono sempre più numerosi, in tutta Italia e anche in Abruzzo, i casi di violenza nelle strutture sanitarie, come evidenziano anche numerosi studi condotti dai maggiori istituti di ricerca del Paese. 

"Questa risoluzione - spiega Taglieri - pone sul tavolo della Regione Abruzzo un tema di grande attualità nel nostro sistema sanitario, basti pensare che l’89,6% degli infermieri è stato vittima di violenza o di molestie sessuali, da parte dell’utenza, sui luoghi di lavoro. Per oltre 130 mila infermieri (il 58%) si è trattato di un'aggressione fisica con lancio di oggetti, di sputi verso l’operatore sanitario, graffi, spintoni, calci e così via. Il resto invece registra violenze verbali: urla, offese, insulti o minacce. I numeri sono evidenziati dallo studio realizzato dall’università Tor Vergata, su un campione di 239 mila professionisti, di cui 180 mila donne, che è stato pubblicato nel luglio 2022".

Taglieri cita anche lo studio di Cease-It, che ha coinvolto i docenti di scienze infermieristiche di otto università italiane, tra cui quella dell'Aquila, secondo cui il 32,4 % degli infermieri ha dichiarato di avere subito violenza nell’ultimo anno. Un dato che si registra maggiormente alto per l’area emergenza/urgenza (+11,6%) e l’area salute mentale (+7,2%).  

"Sono numeri allarmanti – lancia l'allarme il consigliere regionale - che scattano una fotografia emergenziale della sicurezza sui posti di lavoro per il personale sanitario e, in particolar modo, per gli infermieri che sono più frequentemente a contatto con i pazienti e, probabilmente, riconosciuti come figure meno autorevoli dei medici da parte dell’utenza".

Le più esposte al pericolo, secondo l’analisi della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), sono le donne:  il 75% dei soprusi sono rivolti a loro e nel 40% circa dei casi si è trattato di violenze fisiche. Vere e proprie aggressioni che hanno lasciato il segno: il  33% delle vittime è caduto in situazioni di burnout e il 10,8% presenta danni permanenti a livello fisico o psicologico.

Bisogna aggiungere a questi numeri tutte quelle aggressioni, spesso verbali, che non sono neanche denunciate. Infatti, fra chi ha subito aggressioni, il +17,3% sostiene di percepire la violenza come parte inevitabile del proprio lavoro. "Una condizione psicologica del personale sanitario - incalza Taglieri - assolutamente da contrastare. Già subire violenza è ingiusto, ma addirittura pensare che questo sia inevitabile è assurdo in un sistema sanitario che si rispetti. Complice di questo stato di cose è probabilmente l’enorme carico di lavoro, il maggiore orario settimanale e le carenze nell’organizzazione, nei reparti e nell’organico. Tutti fattori che rendono un lavoro, già di per sé stressante, davvero insostenibile. Probabilmente la cronica carenza di personale, che chi è alla guida di Regione Abruzzo non riesce a sanare, porta anche a queste situazioni al limite".

"Bisogna attivarsi subito - aggiunge il pentastellato - con misure di prevenzione materiali: presenza di personale di sicurezza o vetri di protezione agli sportelli di accettazione; ma anche attraverso una seria formazione per la gestione delle crisi. Il personale infermieristico dovrebbe essere formato su eventi e caratteristiche che possono portare all’episodio di violenza e su strategie efficaci di comunicazione, al fine di evitarne lo sviluppo. Solo tramite una corretta formazione si possono acquisire le competenze necessarie a controllare, o depotenziare, situazioni di tensione che precedono la violenza. Allo stesso modo, i cittadini andrebbero sensibilizzati sulla questione, poiché avere nelle strutture un personale che si sente al sicuro e che svolge con entusiasmo la propria occupazione significa anche avere un servizio migliore. Mi auguro che questa problematica non sia presa sottogamba dalla maggioranza di centrodestra e che si arrivi il prima possibile all’approvazione della Risoluzione e ad azioni concrete per la tutela dei lavoratori", conclude Taglieri.

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