Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Tagli province, Febbo: "Difendere Chieti senza se e senza ma"

L'assessore regionale ribadisce l'importanza di continuare a lavorare sulla riforma ridisegnando l'Abruzzo con tre province dove Chieti mantiene la titolarità di capoluogo e si scaglia contro il segretario regionale del Pd, Paolucci, che sostiene l'accorpamento Chieti-Pescara

L'assessore regionale Mauro Febbo torna a difendere a mezzo stampa la funzionalità di Chieti capoluogo senza essere accorpata alle altre Province e se la prende con il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, il quale nei giorni scorsi, in merito alla questione del riordino delle quattro province abruzzesi, ha sostenuto e riproposto l'accorpamento dell’Aquila con Teramo e di Chieti con Pescara, diversamente da quanto espresso dal senatore dello stesso partito, Giovanni Legnini.

"Voglio ribadire l’importanza di continuare a lavorare sulla riforma ridisegnando la Regione Abruzzo con tre province dove Chieti mantiene il proprio territorio e la titolarità di capoluogo, visto che possiede alla lettera tutti i requisiti inseriti nel decreto della spending review - spiega Febbo -  e ribadire fermamente che il 'riordino' delle Province non è, purtroppo, una semplice revisione dei confini delle circoscrizioni provinciali ma un vero e proprio riordino della pubblica amministrazione che investe un intero territorio".

Per questo motivo è fondamentale far restare alla città di Chieti gli uffici decentrati di Prefettura, Questura, comando delle Forze dell’ordine, del lavoro e via dicendo. "Ai più - argomenta ancora l'assessore -  forse sfugge il vero senso della riforma, il cui tema centrale non è esclusivamente difendere o salvare il titolo di capoluogo, ma salvaguardare e continuare a garantire il ruolo e la funzione della Provincia di Chieti nell’assetto della Regione Abruzzo. Un'eventuale fusione provocherebbe danni incalcolabili al territorio provinciale che oggi riveste il ruolo di perno rispetto ad un ampio comprensorio. Declassarla comporterebbe, a caduta, effetti negativi sui comprensori importanti dell’area Sangro-Aventino, tutto il medio e alto vastese e di tutti i centri dell’area interna".

Un altro esempio che Febbo tende a sottolineare nel dibattito sul riordino delle province riguarda la politica: "Oggi le segreterie politiche della provincia di Chieti hanno sempre tenuto conto del peso rappresentativo di Lanciano e Vasto. In un'eventuale fusione verrebbero prese in considerazione, prima di tutti, città come Montesilvano e Silvi e in caso di accorpamento a tre Province dovremmo dare i conti anche con Teramo". Con eventuali fusioni allora, territori come Lanciano, Atessa, l’alto Sangro, Guardiagrele, Casoli, Vasto, San Salvo, Castiglione Messer Marino e tutto il Vastese perderebbero la propria autonomia e funzione.

L'appello di Febbo a tutte le forze politiche, sociali ed economiche è il seguente: "Non limitate la discussione intorno all’art.17 ma analizziamo attentamente tutti i 24 articoli della riforma varata dal Governo Monti, dove si evince a chiare lettere che è vitale mantenere un’organizzazione completa e funzionale a beneficio di tutto il comprensorio. Pertanto l’efficacia di questa macchina organizzativa è garantita solo ed esclusivamente mantenendo la Provincia. Voglio, ad esempio, capire cosa succederebbe, in una eventuale ipotesi di fusione con altre Province, a enti indispensabili come la Questura per la quale Chieti diventerebbe commissariato e, di conseguenza, le sedi di Lanciano e Vasto depotenziate o fortemente ridimensionate. O cosa potrebbe accadere alla Asl, oggi Lanciano – Vasto - Cheti, per la quale, in seguito ad un probabile accorpamento, avremmo uno stravolgimento nell’assetto organizzativo della nostra sanità".
 


 

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