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Tollo contro le pale eoliche, il sindaco Radica: “Niente impianti tra le vigne!”

La questione è finita anche sul tavolo del consiglio nazionale di Città del Vino che vuole chiedere al Governo una norma che vincoli le aree di pregio vitivinicolo e paesaggistico

Tollo dice no alle pale eoliche tra le vigne. L'associazione nazionale Città del vino chiede al Governo una norma per blindare le aree Doc e Docg d’Italia da quegli interventi di forte impatto negativo sull’ambiente e sul paesaggio vitivinicolo, anche se legati a temi come le energie rinnovabili.  

E Tollo, una delle più verdi e attive Città del Vino abruzzesi, simbolo del Tullum Docg e Comune impegnato da anni sui temi della sostenibilità, non vuole adesso l’installazione di una grande pala eolica di 99 metri d’altezza e capacità produttiva di 975 KW/ora.

Come spegano dall'associazione Città del Vino in un comunicato, la pala eolica dovrebbe sorgere in un’area a vigneto del Tullum Docg, sulla quale alcune cantine hanno importanti investimenti in ballo e che è anche d’interesse archeologico, come ha sottolineato lo scorso 4 marzo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Chieti/Pescara con parere negativo al progetto dell’eolico.

“Purtroppo - dice il sindaco Angelo Radica - la normativa vigente prevede una procedura d’autorizzazione semplificata per gli impianti fino a 1 megawatt, salta i pareri del Comune. Questo significa che le decisioni sono prese sulle nostre teste. Ma non ci arrendiamo, abbiamo promosso una raccolta di firme tra i cittadini e chiesto alla Regione di attivarsi urgentemente con un atto amministrativo per bloccare questo intervento riconoscendo il valore e il pregio della nostra zona vitivinicola. Con delibera di giunta abbiamo dato indirizzo all’ufficio tecnico per redigere un regolamento comunale che individua le aree non idonee”.

La questione è finita anche sul tavolo del consiglio nazionale di Città del Vino che adesso sta preparando un’informativa urgente per chiedere al Governo una norma che vincoli le aree di pregio vitivinicolo e paesaggistico d’Italia, dove ricadono almeno una Doc o una Docg, escludendole così da progetti invasivi e squalificanti, come la creazione di parchi eolici a ridosso dei vigneti o addirittura di depositi nazionali di rifiuti radioattivi.

“È ora di finirla con questi progetti che penalizzano i territori virtuosi che investono da anni sulla qualità ambientale, culturale ed enoturistica – tuona il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Non è possibile che si continui a parlare di sostenibilità e difesa dell’ambiente e che poi in modo cieco e ottuso non si tenga conto delle buone pratiche di gestione territoriale di quei Comuni che sono individuati, non si capisce sulla base di quali criteri, per questi progetti di così forte impatto. È ora di introdurre nuovi criteri per la scelta delle aree. Facciamo appello ai ministri dell’Ambiente e del Turismo affinché mettano mano alla normativa per proteggere quei territori nazionali che hanno scelto da anni un modello di sviluppo sostenibile basato sulle loro specificità locali, come è il caso delle nostre 460 Città del Vino”.

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