"La filosofia che serve": al Convitto Vico l'incontro organizzato dall'Ud'A

Incontro con il professor Gianluca Cuozzo, ordinario di Filosofia Teoretica presso l’università di Torino

Venerdì, 13 dicembre 2019, alle ore 18, presso il Convitto Nazionale “G.B. Vico”, avrà luogo il quarto incontro del ciclo di conferenze, dal titolo "La filosofia che serve".

Promosso ed organizzato dalla cattedra di Filosofia Morale del Dipartimento di Scienze Filosofiche, Pedagogiche e Economico-quantitative dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, viene curato dal dottor Oreste Tolone in collaborazione con l’associazione culturale “Margini”. La conferenza sarà tenuta dal professor Gianluca Cuozzo, ordinario di Filosofia Teoretica presso l’università di Torino. I lavori saranno introdotti dai professori Enrico Peroli e Federica De Felice, della “d’Annunzio”

Studioso del pensiero di Nicola Cusano, Vincenzo Gioberti e Leonardo da Vinci, Gianluca Cuozzo è autore di volumi che, di recente, hanno posto al centro della loro riflessione temi di estrema attualità. In particolare, quello dell’etica ambientale e di un diverso approccio alla natura nell’epoca della tecnica, o ancora quello della burocratizzazione della società occidentale. Tra i più recenti vanno menzionati “Regno senza grazia. Oikos e natura nell’epoca della tecnica”, “Dentro l’immagine. Natura, arte e prospettiva in Leonardo da Vinci”, “La filosofia che serve. Realismo, ecologia, azione”, “Mobilitazione, burocrazia e normatività”, “Etica dello scarto”. 

"Una delle idee centrali del pensiero di Gianluca Cuozzo-spiega il professor Virgilio Cesarone, docente di Filosofia Morale della “d’Annunzio”, tra gli organizzatori di questo ciclo di conferenze - che sarà al centro della discussione e del dibattito di venerdì, è l’importanza di un esercizio costante e critico della riflessione filosofica; l’importanza di una “filosofia che serve”, ancorata alla realtà, capace di guidare l’azione dell’uomo in un’epoca a rischio. Il potere incondizionato della tecnica, l’impatto ormai visibile che essa esercita, nel bene e nel male, sul mondo circostante, impone, infatti, all’uomo un pensiero utile, ponderato sull’azione, e dunque particolarmente attento all’ambiente e alla natura. Il progressivo sradicamento dell’uomo dal mondo, con la sua conseguente autonomizzazione, la progressiva perdita di memoria, il rischio di un’erosione sempre più consistente della base naturale su cui si erge la cultura dell’uomo, richiede un cambio di paradigma. Richiede - conclude il prof. Cesarone - una filosofia che sappia, come il pipistrello in volo, correggere costantemente la propria modalità di intervento in base al feedback che gli proviene dall’ambiente circostante. Diversamente l’uomo correrà realmente il rischio".
 

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