Lunedì, 18 Ottobre 2021
Scuola

Bambini capricciosi e stressati: gli effetti della quarantena sui più piccoli

Capricci e regressione sono le conseguenze più comuni tra i bambini, il risultato di un forzato isolamento domestico

Ansia e stress sono tra gli effetti generati dalla pandemia Coronavirus. Capricci e regressione sono le conseguenze più comuni tra i bambini, il risultato di un forzato isolamento domestico. L’esito di una lunga quarantena.

Con i genitori che lavorano in smart working, la mancanza di passeggiate e incontri con i coetanei, nonché con le maestre o le persone che prima dell’emergenza sanitaria facevano parte della loro routine, i bambini hanno dimostrato atteggiamenti insoliti ed esasperati.

Oltre alle reazioni dirette dei più piccoli, si aggiungono le preoccupazioni dei genitori che gravano sull’intera famiglia e sulla tranquillità dei figli.

L’Ifos Centro Studi per la famiglia - Sezione Stress, Traumi e Supporto psicologico per Emergenza Covid-19, - con la collaborazione dello psicologo e psicoterapeuta Luca Pisano e del ricercatore Luca Cerniglia, ha curato una ricerca che ha coinvolto 5989 genitori.

Dall’analisi dei dati è emerso con chiarezza come la situazione attuale abbia avuto un importante effetto sulla psiche dei bambini.

I dati

Secondo l’indagine, un bambino su quattro (26,48%) ha manifestato il sintomo regressivo della richiesta di vicinanza fisica ai genitori durante la notte e quasi uno su cinque (18,17%) paure che prima non aveva mai avuto. Metà dei bambini (53,53%) ha manifestato maggiore irritabilità, intolleranza alle regole, capricci e richieste eccessive, e uno su cinque cambiamenti di umore (21,17%) e problemi del sonno tra cui difficoltà di addormentamento, agitazione e frequenti risvegli (19,99%). Uno su tre (34,26%) nervosismo nei confronti della pandemia quando in casa o in TV si parla del coronavirus oppure per via delle restrizioni. Quasi uno su tre (31,38%) è sembrato più calmo e tranquillo e uno su due (49,57%) più saggio e riflessivo. Quasi tutti (92.57%) sono sembrati in grado di adattarsi alle restrizioni determinate dalla pandemia anche se uno su due (43,26%) è apparso maggiormente svogliato rispetto alle attività che svolgeva prima della pandemia tra cui giocare, studiare, ordinare i giochi.

La testimonianza

Una mamma di due bambini, una di 5 anni e uno di 2 e mezzo, ha raccontato a Udine Today di come il più piccolo, in età da nido, in questo periodo sia “cresciuto molto, parlando meglio, perché più stimolato direttamente da me e suo padre e dalla sorellina maggiore”. Nel caso di bambini così piccoli, ad esempio, non c’è la stessa richiesta di rivedere i compagni di asilo e le educatrici. “Nel caso di bambini che frequentano la scuola dell’infanzia la reclusione è stata più pesante: paradossalmente l’eccesso di libertà di gioco e di televisione ha portato alla noia. Il fatto che i bambini, oltre al gioco libero, non abbiano il tempo per il gioco organizzato, con tempi scanditi e regole, li sta destabilizzando”.

La noia, prosegue questa mamma udinese, induce i bambini “a cercare sempre qualcosa di nuovo che spesso è abbandonare i giochi loro per usare cose dei grandi, cose di cucina, oggetti inusuali per giochi che sostituiscano la totale mancanza della socialità. Mia figlia di 5 anni chiede ogni giorno dell’asilo e dei compagni. Ogni giorno fa un pianto di sfogo e, se i primi periodi erano gestibili, adesso è diventata sempre più intrattabile, nervosa, capricciosa e piagnucolosa. È in atto una regressione, perché se da un lato è venuta meno l’educazione delle maestre, dall’altro il fatto di passare più tempo con noi genitori paradossalmente li spinge a essere ancora più attaccati a noi e a richiedere continuamente attenzioni”.

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