"Cocci, interferenze di luce": mostra di gioielli in titanio

Sarà esposta giovedì 4 luglio, dalle ore 19 alle 23, nella sala de "Il giardino di Carla", in viale Benedetto Croce 213 bis, a Chieti Scalo, la mostra dei gioielli in titanio di Paolo Mazzeschi, intitolata "Cocci, interferenze di luce". Si tratta di una collezione unica realizzata dall'artista, orafo, scultore e interior designer. La nuova linea lascia senza parole, non solo per le straordinarie caratteristiche di questo metallo poco comune - leggerissimo, anallergico, biocompatibile, resistente e durevole, ma anche per la bellezza e l'originalità creativa. Le infinite metamorfosi si succedono una ad una instancabilmente. Ogni frammento si lega e si sposa all'altro suggerendo il passo, la mossa successiva, come in una partita a scacchi. Ognuno può comporre i pezzi come meglio desidera, un gioco, come fosse un puzzle; ognuno crea e trova la sua combinazione.
Un gioiello in titanio puro a quattro mani, o meglio, a due teste, da creare insieme. Ingresso libero.

La critica

È proprio delle nuove generazioni d'artisti, all'indomani della diretta esperienza scolastica affrontare la realtà con spirito innovativo; un atteggiamento questo che si registra o con l'adesione tout court ai movimenti contemporanei più avanzati oppure con un cosciente isolamento nel quale sviluppare momenti di approfondite ricerche e, conseguentemente, di riflessione e di perseguimento di un autonomo linguaggio poetico.
In questa duplice ottica è da inquadrare, certamente, l'opera "orafa" di Paolo Mazzeschi come testimonia il suo curriculum, ai primi riconoscimenti ufficiali, dovuti agli inviti in rassegne importanti, fa seguito una lunga voluta assenza, nella ricerca e nella meditazione.
In questo spazio di tempo v'è stato - ma è ancora in atto - un amore viscerale per le forme e le materie più diverse.
Se non fosse per il fine diverso al quale approda con la sua infinita ricerca, verrebbe da pensare ad un lungo prolungamento della vena dadaista. Nella realtà i valori formali occasionalmente offerti dalla natura o le stratificazioni materiche altro non sono che la molla che fa scattare la manualità e l'ingegno dell'artista con il ricorso ad ogni artificio (acidi, diverse cotture nei forni, cesellature varie).
Si capisce allora come la lavorazione orafa tradizionale lasci il campo alla purezza dei valori plastici; come i minuziosi oggetti siano, in realtà, delle mini sculture che non vogliono rappresentare uno specifico campo figurativo tantomeno attenersi alle regole di una strutturazione geometrica astratta; in quanto la costante sperimentazione, su ogni materia, su ogni suo tessuto, su ogni forma, produce scoperte inimmaginabili o fantastiche, ricche di suggestioni visive di valori al limite della irripetibilità produttiva. L'unicità dell'oggetto ha una sua particolare accezione: è il risultato di un lavoro dinamico in forza di numerosi richiami e nuove insistenti sollecitazioni di altra natura; di una ricerca, appunto, che svela l'avventura in un vasto universo nel quale il creato, attraverso manipolazioni ed artificiosi interventi, porta alle nuove rivelazioni visivo-formali, ad una creatività artistica dall'esaltante matrice estetica.
Emidio Di Carlo - Critico d'Arte

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