"Cala della vergogna" il 26 settembre a Belelà

Doppio appuntamento - alle ore 18.30 e alle ore 21.00 - per la seconda C. A. T. (Cellule Autonome Teatrali) in scena con "Cala della vergogna" a Chieti presso la sede dell'Associazione culturale Belelà in Porta Pescara 22.

Dopo il successo dello scorso inverno, continuano a prolificare sullo scenario abruzzese le Cellule Autonome Teatrali (C.A.T.) ovvero collettivi teatrali capaci di sperimentare una gestione e un'organizzazione in maniera indipendente.

La seconda C.A.T., nata a Pescara, da uno studio sul dramma "Il sogno" del drammaturgo svedese August Strindberg, porterà in scena "Cala della vergogna" il prossimo sabato 26 Settembre 2015 a Chieti, presso l'Associazione Culturale Belelà in Porta Pescara, alle ore 18:00 e alle ore 21:00.

Nel sogno tempo e spazio non esistono, ma esistono solo combinazioni mentali che in "Cala della vergogna" vengono rappresentate con la forza della gestualità dei corpi degli attori della C.A.T. numero due (Chiara Marini, Irene Cocchini, Mariangela Di Matteo, Nicla Carbonetta, Paola D'Angelo, Stefania Barbetta, Yesenia Gonzalez, Domenico Rutigliano, Massimiliamo Elia e Toni Pesce) guidati dalla regia di Lorenzo Marvelli.

Amori impossibili, un mondo crudele fatto di attese e illusioni, questa è la terra secondo il drammaturgo svedese. Un mondo abitato da umani quasi inconsapevoli di non vivere la vita come dovrebbe essere vissuta.

C.A.T. (Cellule Autonome Teatrali) - Un'utopia teatrale

Da un'idea di Lorenzo Marvelli nasce la C.A.T. numero uno durante l'inverno scorso a Chieti dando vita, dopo un laboratorio di 30 ore circa, allo spettacolo "La repubblica del naso". La C.A.T. numero due, invece, si è creata a Pescara realizzando "Cala della vergogna", lo studio su "Il sogno" di Strindberg.

Cos'è una C.A.T. ?

La Cellula Autonoma Teatrale è un collettivo di teatro che si costituisce in un laboratorio finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo con l'idea di liberarsi al più presto del conduttore e continuare il lavoro in autonomia sperimentando una gestione ed organizzazione collettiva a lato di ogni ipotesi di potere all'interno del gruppo.

Perché C.A.T. ?

Il fine di una cellula autonoma di teatro è la vita stessa del gruppo ovvero la ricerca autonoma di una messinscena, l'adesione a reti di distribuzione indipendenti, dove presentare i propri lavori, la ricerca di spazi urbani per il teatro, il contatto con altri collettivi di teatro con cui scambiare saperi, tecniche, esperienze.

Garantire la sopravvivenza del teatro di ricerca in un tempo in cui la mercificazione dell'arte sembra essere l'unica forma possibile, è un'azione di resistenza della C.A.T.

C.A.T. ovvero l'utopia teatrale

L'idea è quella di attivare Cellule Autonome di Teatro ovunque, in Italia ed all'estero, quindi di connetterle tra loro in una vera e propria rete cellulare sviluppando accanto alle produzioni teatrali, concetti quali scambio, libera circolazione di saperi, autonomia, auto-organizzazione, nuove forme di economia, reti d'affetto, autoformazione, no copyright.

Ogni C.A.T. ha un suo numero identificativo che la distingue dalle altre (C.A.T. 1, C.A.T. 2, C.A.T. 3…) ma al tempo stesso la rende a queste stesse affine.

Quale teatro?

Non vi è una forma o un linguaggio dominante ed ogni C.A.T. è libera di muovere la sua ricerca nel terreno che sceglie in assoluta autonomia: ci sono cellule che portano avanti studi sul teatro contemporaneo, altre su quello di tradizione o per l'infanzia o di teatro civile e sociale, teatro-canzone, teatro-danza, teatro dialettale.

L'organizzazione assolutamente orizzontale e non geometrica del circuito delle C.A.T. non impedisce nulla, non impone nulla se non la sopravvivenza della cellula stessa.

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