Festa Internazionale degli Gnomi tra Roccaraso e Pescocostanzo

Si avvicina la Festa internazionale degli Gnomi. Roccaraso e Pescocostanzo ne sono ancora una volta gli scenari, ma tutto non sarà come l'anno scorso o le altre edizioni della kermesse che all'insegna degli spiriti silvestri tiene banco dal 2004 sui più suggestivi sfondi dei boschi abruzzesi.
 
Merito del Teatro-ambiente, la formula che da oltre vent'anni è il segno distintivo dell'arte di Zenone Benedetto e delle proposte di teatro per ragazzo targate I Guardiani dell'Oca e Abruzzo TuCuR. L'autore, attore e regista parla di questa invenzione nell'invenzione proprio alla vigilia della XII edizione, appunto, di Teatro-ambiente.
 
«E' la prima edizione internazionale della Festa», premette, «in cui i gruppi italiani fanno parte di un programma che prevede anche esibizioni di compagnie dall'Europa, precisamente Spagna e Bulgaria, e dalle Americhe con la presenza di un ensemble italo-boliviano. E' la testimonianza di una formula che fa parte di un universale teatrale, che può raccontare il mondo».
 
Bendetto risale ai primordi del teatro-ambiente. «L'abbiamo scoperto oltre vent'anni fa, e l'effetto è stato sorprendente. Nei teatri tradizionali, intesi come luoghi fisici, tutto il mondo può entrare in un solo contesto; mentre un luogo già esistente, uno scenario non artefatto conferisce alla rappresentazione una unicità che varia da rappresentazione a rappresentazione e i mondi dipinti sono infiniti. Il pubblico ha mostrato di capirlo, ce ne siamo resi conto quando alla fine di molti spettacoli in molti ci hanno chiesto perché un testo già messo in scena in un'altra occasione ma anche in un altro luogo sembrava aver assunto altri colori nuovi, aver suscitato sensazioni diverse rispetto a quel precedente».
 
Difficile spiegare il perché di emozioni che cambiano così repentinamente, in chi lo spettacolo lo vede ma anche in chi il teatro lo fa. «Eppure è questo il teatro ambiente», annota Benedetto, «perchè non solo le storie, la musica, le maschere e l’allegria, tra i boschi, nelle piazze, negli antichi castelli, nei paesi più remoti, esplodevano con mille colori. Ogni spettatore o semplice passante, colto dal nostro lavoro, si sentiva più vivo! Ma non è solo per merito nostro che ogni foglia verde del bosco, ogni pietra antica, la risacca del mare, la luce del tramonto, la neve fredda per la strada, una semplice aria tiepida d’estate, restavano e restano indissolubilmente legate alle parole dei nostri racconti».

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