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Convegno Don Epimenio Giannico: un esempio per la finanza globale

Gran pienone al convegno per commemorare il fondatore della Cassa Rurale di Atessa. Monsignor Forte: “La persona al centro, ecco la vera finanza etica di cui c’è bisogno oggi”

Un esempio per la finanza globale, in un tempo in cui si è smarrita la centralità della persona, e per i banchieri di oggi, invitati a riscoprire l’importanza del credito nello sviluppo dell’economia. A cento anni dalla sua morte, Don Epimenio Giannico, fondatore nel 1903 della Cassa rurale cattolica di depositi e prestiti S. Francesco d’Assisi di Atessa, la prima in Abruzzo, continua a rimanere un modello da seguire e imitare: è quanto stato ribadito con forza ieri, martedì 29 novembre, nel corso dell’autorevole e partecipato convegno dedicato alla memoria del sacerdote atessano, promosso dalla Bcc Sangro Teatina, erede di quella Cassa Rurale oggi presente non solo in provincia di Chieti ma anche nel Molise, e coordinato dalla giornalista Gioia Salvatore.

È stato il professor Pier Giorgio Di Giacomo, presidente della Bcc, ad aprire i lavori, rimarcando la continuità ideale tra l’istituto fondato da Don Giannico e l’attuale banca, la cui ultima iniziativa presentata ieri va proprio nel solco delle intuizioni del fondatore: Epimus Società di Mutuo Soccorso Don Epimenio Giannico, mutua “che integrerà il servizio sanitario nazionale operando senza finalità speculative e di lucro a favore dei propri soci titolari di un conto corrente”. Dopo i saluti del sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, del parroco di San Leucio, Don Loreto Grossi, e di Luciano Conti, intervenuto in rappresentanza del prefetto di Chieti, l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, ha tenuto la relazione centrale, paragonando l’opera di Don Epimenio a quella di Giuseppe nella Genesi.

“Questo sacerdote – ha detto il presule – ha saputo avere una grande visione: emancipare la sua terra economicamente e socialmente, a partire dalla Rerum Novarum del 1891, la pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa, che ha sollecitato tanti credenti a coniugare l’amore cristiano con la promozione della giustizia, e a sostenere il protagonismo delle persone in economia. Tutto questo, tenendo fermamente al centro di tutto la persona e la sua dignità, cosa che oggi è sempre più difficile, in un tempo in cui tante attività sono fortemente immorali, come la delocalizzazione di imprese: attività illogiche economicamente, e con un devastante impatto sociale. Ecco perché la sua opera è stata fortemente educativa, diventando un modello per quanti la hanno continuata: Don Epimenio, infatti, ha saputo ridare la giusta centralità all’intelligenza del risparmio, ha suscitato in molti l’importanza dell’operare correttamente, a partire dalla certezza che il bene vince, e ha ridonato protagonista a tutte quelle persone che, da serve, sono diventate azioniste di una banca. È rinato così, cento anni fa, un nuovo protagonismo, che oggi – ha concluso monsignor Forte - può e deve essere di esempio alla finanza globale, senza regole e dimentica del valore della persona”.

Anche Sergio Gatti, direttore generale della Federazione nazionale delle Bcc, ha rimarcato la capacità di visione di Don Epimenio e la forte incisività nel tempo della sua intuizione. “Se fossero tutti come questo sacerdote – ha detto Gatti – che ha saputo dare credito, cioè ha creduto nelle persone ridando loro dignità e speranza, allora mi sia concesso di dire “beati i banchieri!”. Oggi – ha concluso – c’è tanto bene che merita credito: non intendiamo sottrarci a questa sfida”.

Infine, padre Giuseppe Cellucci, missionario O.M.I. e curatore della pubblicazione “Don Epimenio Giannico, un fiore nel Giardino Celeste” distribuita per l’occasione, ha ripercorso le tappe dell’intera esistenza del fondatore della Cassa Rurale, nato ad Atessa il 30 marzo 1852 da una storica famiglia di possidenti, e protagonista di un periodo di forti contrasti sociali, economici e politici, segnato dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. La fondazione della Cassa Rurale, avvenuta il 3 maggio 1903 ad Atessa, si inserisce a pieno titolo in questo clima, e rappresenta una risposta incisiva alle immense difficoltà in cui si muovevano gli agricoltori del tempo, stretti tra la miseria quotidiana e un’usura dilagante, ed è l’inizio di un progetto che finalmente permette di “coordinare in forma collettiva i beni dei proprietari, ed essere così di aiuto ai contadini”. Don Epimenio muore ad Atessa il 5 aprile 1911.

Al convegno hanno portato il loro saluto anche anche Camillo Romandini, presidente del Tribunale di Chieti e pronipote di Don Epimenio, e il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio.

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