Cinema

Chieti Film Festival chiude con Il Postino, Monicelli e Truffaut

Si chiude il sipario sul 24° Festival Scrittura e Immagine al Supercinema. I film in programma sabato 13 dicembre

Sabato 13 dicembre ultima giornata per il 24° Festival Internazionale Cinematografico Scrittura e Immagine al Supercinema di Chieti.

Alle ore 17,00 omaggio a Mario Monicelli con "La grande guerra" nel centenario del conflitto bellico: in divisa da fanti il romano Oreste Jacovacci e il lombardo Giovanni Busacca vivono da opportunisti un po' fifoni il conflitto 1914-18. Catturati dagli austriaci, sapranno morire con dignità. Due grandi istrioni _ e alcune sequenze memorabili _ in un affresco di complessa, cordiale, furbesca coralità. Sagace equilibrio tra epica e macchiettismo, antiretorica e buoni sentimenti. Leone d'oro a Venezia ex aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini. 2 Nastri d'argento: a Sordi e a Mario Garbuglia per le scenografie. Scritto con Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli. Alla lontana ispirato al racconto Due amici di Guy de Maupassant.

Alle ore 20,00 un intenso ed indimenticabile Massimo Troisi ne "Il postino", sua ultima interpretazione prima della prematura scomparsa nel 1994: tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Skarmeta. In un paesino del sud Italia giunge il poeta Pablo Neruda. Per il periodo in cui l'artista rimarrà sarà necessario un postino per consegnare la grande mole di lettere che arriveranno. Mario, che non ha nessuna voglia di fare il pescatore, decide di prendere al volo il temporaneo impiego. Piano piano riesce a fare amicizia con il poeta che lo aiuta nel corteggiamento di una bella ragazza e fa da testimone alle loro nozze. Quando Neruda potrà tornare in patria Mario ne soffrirà. L'ultimo film girato da Troisi prima della prematura morte. E con Ricomincio da tre è il suo migliore. Il regista Michael Radford ( Another Time, Another Place, 1984) ha voluto dividere il merito con l'attore italiano. Troisi è riuscito, sulla sua pelle, a trasmettere gli stati d'animo del protagonista. Senza strafare, senza lunghi monologhi. Un atto d'amore verso il cinema. Inevitabilmente commovente.

Infine alle ore 22,00 sarà proiettato "La sposa in nero" di Francois Truffaut in versione originale sottotitolata in italiano: un gesto idiota provoca la morte di uno sposo sui gradini di una chiesa all'uscita della cerimonia nuziale. Vedova prima ancora di essere stata sposa, rimasto impunito il delitto di cui furono corresponsabili cinque uomini, la donna (Jeanne Moreau) trova sollievo nel pensiero della vendetta. Li ricerca e, con pazienza monomaniaca, nel corso degli anni li uccide tutti in una serie di delitti perfetti. Dal romanzo The Bride Wore Black (1948) di William Irish (Cornell Woolrich), sceneggiato con Jean-Louis Richard, Truffaut trascura il meccanismo dell'intrigo e costruisce il film sui modi della vendetta. Perciò dedica tutte le cure ai suoi personaggi. Ammirevole è il modo con cui trasforma Julie, donna di volontà e di testa, in un'efficiente macchina di morte che ogni volta muta le sue apparenze esteriori per adeguarsi a ciascuno dei suoi 5 bersagli. Sono il gaudente Bliss, il bancario Coral, il politico Morane, il trafficante Holmes, il pittore Fergus che è il privilegiato forse perché artista. Il regista è stato all'altezza del suo modello, il vecchio Hitchcock, senza imitarlo. Si dice che amasse poco questo film, forse per l'inverosimiglianza di fondo del suo meccanismo, ma nel suo itinerario occupa un posto di prima fila almeno per l'efficacia e la cura dei particolari.

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