Economia

Villa Pini, lavoratori a Di Primio: "Confermate il diritto al lavoro"

Stamani il primo cittadino ha incontrato i 987 dipendenti riunitisi in un comitato spontaneo. Ha promesso che scriverà a Chiodi e si impegnerà per evitare la perdita dei posti di lavoro e una grossa penalizzazione per la sanità regionale

“Scriverò al governatore Chiodi per chiedergli che sulla vicenda Villa Pini non si faccia dietrologia”. Lo assicura il sindaco, Umberto Di Primio, che stamani ha incontrato i dipendenti del gruppo. “Ho  voluto esser presente a Villa Pini – spiega -  perché è arrivato il momento in cui le istituzioni devono andare incontro alle esigenze dei lavoratori”.

In occasione di questo incontro i 978 lavoratori di Villa Pini e San Stefar, unitisi in un comitato spontaneo, hanno scritto una lettera al primo cittadino, in cui spiegano quello che hanno passato negli ultimi quattro anni, dal dissesto finanziario di Vincenzo Maria Angelini, che gestiva il gruppo (per il quale è in corso un procedimento penale) alla paura per la sentenza del Consiglio di Stato, attesa per il 13 aprile, che potrebbe causare il mancato accreditamento della struttura

La sentenza del Tar dell’Aquila, infatti, annullava l’accreditamento della clinica, a causa del mancato pagamento di contributi e stipendi durante la gestione di Angelini. Se dovesse essere confermata, non solo loro perderebbero il lavoro e la possibilità di recuperare gli stipendi passati che ancora non hanno ricevuto, ma la sanità abruzzese subirebbe un grosso danno. Il gruppo Villa Pini, infatti, solo nel 2011 ha fatto 150 mila prestazioni sanitarie e 4 mila ricoveri: se venisse a mancare, gli ospedali pubblici, già saturi, dovrebbero farsi carico di migliaia di pazienti ulteriori. 

“Noi lavoratori – scrivono i dipendenti – rischiamo di pagare due volte il caro prezzo di questo paradosso, e purtroppo con noi pagherebbe anche il territorio abruzzese. Chiediamo – continuano – alle istituzioni e alla politica di non lasciarci soli nel denunciare questo paradosso e di confermare con un atto politico il nostro diritto a lavorare e ad esistere, prima che un altro giudice amministrativo possa involontariamente depauperare il già delicato panorama dell’assistenza sanitaria abruzzese”. 

Di Primio si schiera a fianco dei lavoratori promettendo “una forte pressione sulle istituzioni e gli enti che dovranno decidere sugli accreditamenti, che vuol dire conservare i 900 posti di lavoro e garantire le prestazioni sanitarie ed assistenziali di cui il nostro territorio non può fare a meno. La magistratura decida quali sono stati i vizi che hanno mandato in corto circuito il sistema sanitario privato e la politica – conclude - ma la politica si riappropri del proprio ruolo e faccia programmazione”.

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