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Vertenza Thales, le reazioni della politica locale

Il Pd invita i cittadini a sostenere i lavoratori che hanno occupato la sede, M5S guarda al modello americano mentre in Parlamento arriva un'interrogazione

Sarà una Pasqua amara per i circa cento dipendenti della Thales dopo che la proprietà ha confermato la volontà di smantellare il sito teatino e trasferirli in altri stabilimenti. I lavoratori hanno occupato l’azienda in via Mattei. A sconvolgere è la decisione di chiudere uno stabilimento sano, quello di Chieti, altamente qualificato come dimostra la vittoria del  progetto Star Mille, ovvero la cosiddetta Radio del Soldato, o il progetto "SafeCop" realizzato con l'Università dell'Aquila.

Il Pd locale, tramite il capogruppo Chiara Zappalorto e il consigliere comunale Filippo Di Giovanni, ha invitato la cittadinanza a sostenere i lavoratori in questo momento delicato. “Il Partito democratico sta seguendo a tutti i livelli gli sviluppi e continueremo a stare accanto ai dipendenti perché non possiamo consentire che un'eccellenza di quel tipo lasci la nostra città e la nostraregione - dichiarano - non si tratta solo di posti di lavoro, ma di un vero e proprio pezzo della ricchezza culturale e tecnologica dell'intero Abruzzo”. Il vicepresidente della Regione Lolli ha più volte assicurato che la Regione è pronta a mettere in campo tutte le misure possibili previste dalla legge per accompagnare eventuali investimenti occupazionali.

Ma secondo la consigliera regionale M5S Sara Marcozzi, per non disperdere le professionalità dei dipendenti della sede teatina dopo decenni di investimenti (e un utile netto in crescita del 44% nel 2015) occorre guardare a soluzioni non ancora vagliate dalla politica di governo, come il workers buyout. “Sappiamo che – spiega -  tramite alcune integrazioni alla legge di stabilità il governo ha predisposto investimenti per oltre 500 milioni di euro verso la protezione della sicurezza informatica. Eppure nonostante l’azienda possa accedervi non partecipa alla presentazione di alcun progetto. A questo punto pare evidente che le motivazioni siano altre e ci domandiamo come mai ai precedenti tavoli il vicepresidente Lolli non abbia vagliato l’ipotesi di un workers buyout, attraverso il quale si sarebbe potuta mettere l’azienda con le spalle al muro.

Non un gioco di retorica - aggiunge - ma un vero è proprio piano basato sulla cessione del ramo d’azienda dalla Thales direttamente ai propri dipendenti, ai quali il governo potrebbe cedere i contratti già in essere. Dipendenti con i quali il Ministero della difesa potrebbe sedersi a confronto e impegnarsi a utilizzare le tecnologie già fornite e sviluppate dal polo teatino, formulando nuovi bandi di progetto ai quali i dipendenti sarebbero finalmente liberi di partecipare gettando le basi economiche per consolidare il capitale. Questa tecnica è diventata un pilastro della rinnovata crescita americana - conclude Marcozzi - sono infatti già migliaia i casi di ripianamento del debito e ristrutturazione aziendale, di sicuro quest'ultimo il vero punto di forza, eliminando i costi dirigenziali e la necessità del lucro al vertice, nonché facendo del know how tecnico l’unica scelta aziendale. Lolli se ne faccia carico e aiuti i lavoratori a trovare una soluzione concreta ed efficace”.

Intanto sulla Thales arriva l’ennesima interrogazione al Ministero dello sviluppo economico dall’onorevole Gianni Melilla (Sel) per sapere come si intende intervenire presso il management italiano e francese affinché abbandonino il progetto di smembramento della realtà industriale e quali azioni intenda intraprendere per favorirne, al contrario, il rilancio produttivo.

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