La protesta dei dipendenti Sixty: l'azienda non accoglie le richieste

Manifestazione davanti alla Provincia in occasione del primo incontro fra sindacati, azienda, rsu, Confindustria e istituzioni in cui non si è giunti ad un accordo sulla Cassa Integrazione Guadagni. I lavoratori non vogliono i 183 esuberi

l'attesa dei dipendenti Sixty in sciopero, più su la riunione coi sindacati

I dipendenti della Sixty sono tornati in piazza per difendere il proprio diritto al lavoro. Per tutta la mattina lo sciopero promosso da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilta Uil ha portato i lavoratori dell'azienda tessile di fronte alla sede dalla Provincia in via Spaventa sfidando la pioggia.

A poche settimane dalla presentazione del piano industriale 2012-2015, i vertici della Sixty hanno annunciato 183 esuberi su 414 dipendenti. Al contrario di quanto si temeva all'inizio l'azienda ha assicurato che la sede resterà a Chieti, pur sviluppando nuovi affari con l'Europa e l'America. 

Ma i dipendenti non si fidano e invitano tutti ad unirsi alla loro lotta "per contrastare e modificare il nuovo piano industriale che avrà effetti devastanti su tutti". Vogliono difendere non solo il loro posto di lavoro, ma anche la qualità dei prodotti che loro stessi contribuiscono a realizzare, che hanno reso famoso il nome della Sixty nel mondo.

La manifestazione si è svolta in concomitanza con il primo incontro tra organizzazioni sindacali, vertici dell'azienda, Rsu, Confindustria e istituzioni. Vertice che non ha portato alcun accordo sulla cassa integrazione guadagni straordinaria.

I rappresentanti provinciali di Filctem Cgil (Giuseppe Rucci), Femca Cisl (Roberto Di Natale) e Uilta Uil (Sacchetta) spiegano le ragioni di questo esito negativo. "La cassa integrazione - dicono - non è stata condivisa perché in contrasto con le finalità del piano industriale e perché verrebbe considerata dall'azienda e da Confindustria un anticipo della mobilità e dunque dei licenziamenti".

"Non è stata accolta la richiesta - continuano - di aprire la cassa integrazione straordinaria a tutto il personale, soluzione che avrebbe sgombrato il campo da equivoci sui prelicenziamenti". In più, nel corso dell'incontro l'azienda non ha chiarito ai sindacati a chi verranno esternalizzati settori che rappresentano il cuore dell'azienda, come magazzino materie prime, cad e controllo qualità tessuti, né che fine faranno i lavoratori impegnati in queste attività. In ogni caso rimarrebbero gli esuberi, per un numero totale di 250, secondo i sindacati.

"Procedere in modo unilaterale, senza neanche attendere il coinvolgimento della Regione attraverso l'unità di crisi - continuano - e chiedere comunque la firma del ministero, è un ulteriore elemento negativo per tutti noi". Per i sindacati "l'indisponibilità a fornire qualsiasi risposta circa le ricadute negative del piano è la logica conseguenza sia dello stravolgimento dell'originaria natura dell'azienda, sia di un ulteriore ridimensionamento".

I sindacati si dicono pronti ad ulteriori sacrifici e manifestazioni per salvare i posti di lavoro. E lanciano "un disperato appello a tutti i livelli istituzionali affinché intervengano immediatamente per aiutarci a contrastare questo piano industriale e le drammatiche conseguenze". Sull'occupazione, sulla professionalità dei lavoratori e sulle loro famiglie.

 

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