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Sixty, i dipendenti protestano in difesa del lavoro e del made in Italy

I 450 dipendenti, 100 già in cassa integrazione, temono che i nuovi partner asiatici vengano a portare via il know how dell'azienda, scippando al territorio una delle sue aziende più grandi. Per i vertici del gruppo "il piano industriale non è pronto"

“La Sixty non parlerà cinese”, ha rassicurato ieri l’azienda. Ma i lavoratori non credono più alle promesse e stamani (17 gennaio) si sono riuniti in un presidio di protesta davanti alla sede di via Piaggio. Una manifestazione organizzata in occasione della visita di una delegazione cinese del nuovo partner cinese Trendiano.

L’azienda ieri ha chiarito che il gruppo cinese si occupa di distribuire sul mercato asiatico i prodotti Sixty: “Solo un partner commerciale”, hanno precisato i vertici del gruppo. Ma il timore è che i visitatori asiatici potrebbero peggiorare la situazione dei 445 dipendenti che hanno reso grande il marchio Sixty nel mondo. Al punto che la manifestazione è stata provocatoriamente denominata “Welcome to you and goodbye to us?”, un messaggio che i lavoratori si sono appesi al collo.

Il piano industriale sarà presentato solo a fine mese, ma secondo Giuseppe Rucci della Filctem Cgil lo sta già mettendo in atto: “Un centinaio di dipendenti sono in cassa integrazione e presto potrebbero arrivare a 250. Di fatto stanno già attuando il piano industriale, perché l’azienda si rende indisponibile al confronto con i sindacati”.

I lavoratori in presidio, con le bandiere e i cartelli al collo, si dicono favorevoli all’intervento di aziende straniere “purché – concordano tutti – vengano qui per salvare il nostro lavoro e non per farci fuori”.

E Marino D’Andrea, rsu Cgil, conferma: “La produzione è stata spostata all’estero già da un po’. Ora vogliono delocalizzare anche il know how, le nostre competenze. Il rilancio della Sixty può passare solo attraverso un potenziamento dei nostri punti di forza, nella sede di Chieti. Se spostano tutto all’estero, che made in Italy è?”.

Le storie dei dipendenti sono diverse, ma simili nell’esito che potrebbe avere il loro rapporto con il marchio Sixty. Si tratta di persone estremamente specializzate nel tessile, che difficilmente troverebbero una nuova collocazione in Abruzzo o fuori regione. “Qui non ci sono operai – spiega D’Andrea – solo professionisti della moda”. Professionisti che hanno dato un grande impulso alla Sixty e che temono di vedere scippato il lavoro di anni.

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