Economia

Sixty: l'azienda non anticipa la cassa integrazione

Vertice inconcludente al ministero. La proprietà non scopre le carte sul piano di rilancio e la cassa integrazione non può attuarsi come prospettato dal sottosegretario De Vincenti

Freno tirato sulla Sixty e ancora nessuna garanzia per i 355 dipendenti. Giovedì nel corso dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico l’azienda ha manifestato la volontà di non anticipare più la cassa integrazione, che i lavoratori riscuotono il 12 di ogni mese.

Per questo la Cgil ha chiesto formalmente che il giudice delegato e le istituzioni evitino di lasciare a secco centinaia di famiglie, alcune monoreddito, già duramente provate da una vertenza partita più di un anno fa.

In più, pare che non si possa attuare la cassa integrazione direttamente esigibile com’era stata prospettata dal sottosegretario Claudio De Vincenti, ma si dovrà aspettare il 9 aprile, quando il giudice delegato deciderà sul concordato preventivo depositato dall’azienda.

E ancora non esiste certezza sul progetto di rilancio della nuova proprietà: il piano industriale non è pronto, sebbene ieri la Sixty avrebbe dovuto scoprire le carte. L’accordo firmato a febbraio prevede una Newco con 50-60 dipendenti e un’azienda satellite che ne assumerà 70 al massimo. Ancora nessuna soluzione, però, per coloro che non rientreranno fra questi. 

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