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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Economia Atessa

I sindacati temono per il futuro della Sevel, l'appello alla Regione: "Altri 190 lavoratori lasciati a casa"

Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Abruzzo chiedono la convocazione di un tavolo di crisi e temono che entro fine anno altri 250 resteranno senza lavoro

Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Abruzzo esprimono timori per il futuro della Sevel e chiedono alla Regione di convocare con urgenza un tavolo di crisi.

"Purtroppo - dicono i sindacati in una nota - quello che temevamo sta avvenendo: nel completo disinteresse della politica regionale, altri 190 lavoratori in staff leasing saranno lasciati a casa e si aggiungono ai 300 già usciti alla fine di settembre e, purtroppo, riteniamo che altri 250 rimasti seguiranno la stessa sorte entro la fine dell’anno. Inoltre, è importante non sottovalutare le ricadute pesanti, in termini occupazionali, che le scelte industriali di Stellantis avranno sulle aziende dell’indotto nelle quali sono occupati più di 1.000 lavoratrici e lavoratori in somministrazione che producono componenti per Sevel".

Per i sindacati, "questa scelta unilaterale di Stellantis, gruppo del quale fa parte Sevel, per l'Abruzzo, rischia di provocare più danni di quelli provocati dalla pandemia. Ribadiamo che le lavoratrici e i lavoratori somministrati hanno pari dignità degli altri occupati, per questo motivo riteniamo meritino l’attivazione e la convocazione del tavolo di crisi di settore regionale e nazionale con il coinvolgimento di tutte le istituzioni interessate a difesa dell’occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori somministrati di questa provincia e di tutta la regione".

"Pertanto - incalzano Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Abruzzo - di fronte al rischio della tenuta occupazionale non solo del territorio della Val di Sangro ma di tutto il territorio regionale, chiediamo con forza al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e all’assessore alle Attività produttive Pietro Quaresimale l’attivazione e la convocazione, urgente, del tavolo di crisi di settore coinvolgendo le organizzazioni sindacali Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil, per trovare soluzioni per garantire il mantenimento occupazionale ed evitare un problema sociale, per le lavoratrici e i lavoratori somministrati della Val di Sangro, usando tutti gli strumenti sia contrattuali che legislativi, ordinari e straordinari, a disposizione". 

I sindacati si dicono "pronti a fare la nostra parte e non ci rassegniamo all’idea che i primi a pagare queste decisioni unilaterali siano le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione, che per la loro condizione sono la parte più debole del processo produttivo".

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