Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Manovra, il 19 dicembre indetto sciopero generale nei servizi pubblici

Dopo la serrata di tre ore e il sit in di ieri davanti alla prefettura, altra giornata di protesta prevista per lunedì prossimo organizzata dalle sigle Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa

 

Dopo le manifestazioni di ieri in tutta Italia per protestare contro la manovra “Salva Italia”, i sindacati non si fermano. Per lunedì 19 dicembre Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa hanno indetto uno sciopero di otto ore dei lavoratori del pubblico impiego.

I disagi più grandi potrebbero ripercuotersi sugli utenti dei servizi sanitari. Già da qualche giorno gli operatori del Cup della Asl Lanciano-Vasto-Chieti hanno proclamato lo stato di agitazione contro ritmi di lavoro che definiscono “massacranti”. Lo stop del 19 potrebbe peggiorare la situazione per gli utenti degli ospedali.

Anche il mondo della scuola subirà problemi: allo sciopero hanno aderito anche Snals e Gilda degli insegnanti. Docenti, dirigenti, educatori, personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbero fermarsi nell’ultima ora di lezione o di servizio negli istituti di ogni ordine e grado. Nelle università i dipendenti si fermeranno per l’intera giornata.

Allo sciopero di lunedì parteciperanno anche i lavoratori di Poste Italiane e saranno inevitabili ritardi e disservizi nei pagamenti e nella consegna della corrispondenza. Secondo i dipendenti l’azienda punta al risparmio, non garantendo il giusto ricambio di personale e determinando inevitabili disagi per gli utenti. Un problema confermato dalla denuncia, nei mesi scorsi, di Codacons Abruzzo, che aveva promesso una class action.

La manifestazione nazionale chiede anche modifiche alla manovra. I sindacati spiegano di voler ottenere “una riforma della previdenza che non sia scaricata sulle spalle di lavoratori e pensionati; misure contro grande evasione e grandi patrimoni; una riforma fiscale che alleggerisca la tassazione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione; una riqualificazione della spesa pubblica che consenta di trovare le risorse per la crescita e il rinnovo dei contratti senza penalizzare ulteriormente il welfare locale e la sanità che eviti pasticci sulla ristrutturazione delle istituzioni locali e centrali; l’eliminazione degli ulteriori tagli alle autonomie locali; una riorganizzazione degli enti, anche quelli previdenziali, attraverso una vera contrattazione che garantisca la tenuta occupazionale e punti al miglioramento dei servizi e non a una mera operazione ragionieristica”.

Sul piede di guerra contro la manovra ci sono anche i Comuni: 69 in Abruzzo hanno aderito al Patto antievasione, 25 nella sola provincia di Chieti (Fossacesia, Ripa Teatina, Gissi, Villamagna, Santa Maria Imbaro, Casacanditella, Casalbordino, Crecchio, San Buono, Roio del Sangro, Rocca San Giovanni, Lanciano, Guardiagrele, Francavilla al Mare, San Giovanni Teatino, Chieti, Atessa, Bucchianico, Pennadomo, San Salvo, San Vito Chietino, Vasto, Villalfonsina). Dei 69 Comuni, 52 hanno aderito al Protocollo firmato con l’Anci lo scorso luglio, 17 hanno sottoscritto un protocollo d’intesa direttamente con la Direzione regionale delle entrate d’Abruzzo.

Secondo Maurizio Spina, segretario regionale Cisl, l’evasione fiscale è uno dei problemi principali dell’Abruzzo: “La soglia di tracciabilità – spiega – deve arrivare a 500 euro per avere un contrasto più forte”. E sul Patto antievasione dei Comuni, dice “Solo il 23 per cento dei Comuni abruzzesi, 69 su 305, ha aderito. Questa battaglia, oltre ad essere un’opportunità economica, è un impegno di giustizia sociale verso cittadini, lavoratori e pensionati”.

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