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Dario Scarinci incontra gli studenti di Atri

Dario Scarinci incontra gli studenti di Atri

Viaggio tra le aziende sane: la Scarimec di Chieti Scalo

L'azienda leader nel settore della meccanica di precisione è nata vent'anni fa nel garage di Dario Scarinci. Oggi l'imprenditore è impegnato nella formazione degli studenti

Nella zona industriale, attraversata da vertenze e stabilimenti dismessi, è sempre più raro trovarsi di fronte ad aziende sane e in ascesa. Per questo, quando le si incontrano, vale la pena fermarsi a raccontarle.

L’azienda in questione è la Scarimec Srl, in via Enrico Mattei, leader nel settore della meccanica di precisione. Nasce nel 1995 nel garage di Dario Scarinci a Chieti Scalo, quando il papà Enzo, operaio alla Telettra, acquistò un tornio, la macchina che avrebbe cambiato per sempre il destino del 22enne Dario, aspirante carabiniere, iscritto allora alla facoltà di Giurisprudenza a Teramo. Oggi conta circa 80 dipendenti.

Impegnata nella formazione, al momento ospita quattro tirocinanti dell’istituto "Luigi di Savoia" di Chieti e sabato scorso ha aperto le porte ai ragazzi dell’istituto professionale “Zoli” di Atri.

LA STORIA -  “Quando iniziai - ha raccontato Scarinci agli studenti – come oggi il sistema riusciva ad assorbire un certo numero di posti: un po’ come quando si aspetta l’autobus alla fermata e le persone che aspettano sono notevolmente più numerose della capacità di carico del mezzo, ne consegue che diverse persone rimangono alla fermata per aspettare il prossimo turno. Il mio autobus arrivò dopo un anno di disoccupazione, quando mio padre prese da una rottamazione industriale una macchina utensile denominata tornio. Non sapevo neanche cosa fosse, ma tanta era la disperazione che mi dedicai urgentemente ad apprenderne le caratteristiche e le prestazioni di utilizzo. Dopo circa due settimane mi presentai presso un’azienda metalmeccanica della zona”.

Iniziano i primi lavori in subappalto, spesso commissionati il venerdì sera e pronti per il lunedì mattina e dopo tre mesi c’è bisogno del primo dipendente. Otto anni dopo la Scarimec è tra le prime in Abruzzo a lavorare nel settore per conto terzi, producendo pezzi meccanici di altissima precisione che vanno a finire nell’ambito militare, farmaceutico, ottico. Anche la sorella di Dario, Mariangela, entra nel team e nel 2008 l’azienda si consolida, divenendo leader nel settore della meccanica di precisione e aprendo filiali all’estero. I dipendenti oggi hanno quasi tutti meno di trent’anni e la Scarimec sembra non conoscere battute d’arresto.

LA CRISI E I CONSIGLI AI GIOVANI - Senso del dovere e responsabilità, essere preparati a dare risposte tempestive, avere la capacità di adattarsi o riconvertirsi, essere disposti a sacrifici e rinunce. Sono i principali consigli che l’imprenditore ha lasciato ai ragazzi dell’istituto superiore qualche giorno fa. Alle osservazioni sulla crisi economica ha risposto che anche venti anni fa farsi spazio nel mondo del lavoro non era molto più facile: “Era un periodo in cui l’edilizia non riusciva ad assorbire figure nuove, era l’inizio delle ristrutturazioni industriali nell’indotto Val Pescara, insomma non un momento favorevole perché io potessi essere assorbito dal sistema – ha ricordato, - oggi più che di crisi parlerei di depressione. I ragazzi una volta finita la scuola entrano in uno stato di smarrimento, non sono edotti a reagire in quelle che sono le circostanze del mercato. Siate tenaci - ha aggiunto – io ho cominciato prendendo gli avanzi, i lavori che gli altri non volevano fare, per i primi otto anni non ho fatto un giorno di ferie. Cosa mi spingeva? La rabbia e la voglia di riscatto: ero il classico ragazzo abbandonato dal sistema e non avevo santi in paradiso. Oggi dirigo un’azienda solida, con un fatturato che aumenta di anno in anno”.

Per la Scarimec è fondamentale il capitale umano. “Noi non speculiamo sugli interinali, il personale per noi è capitale umano e rappresenta un’altissima percentuale del ciclo produttivo – ha spiegato ancora Scarinci -  le macchine e le attrezzature si possono acquistare, la capability non si può comprare. Vi è una funzione quasi caritatevole tra maestranza e azienda: solo se il dipendente è coinvolto ed è parte dell’azienda potrà decidere quanto impegnare se stesso per la sua mansione  e non vi è stipendio che possa rappresentare detto valore. Quindi risulta scontato che il futuro dell’economia della nostra area industriale è funzione della formazione del nostro capitale umano”.

LA POLITICA INDUSTRIALE – Il dibattito si è poi spostato sullo sviluppo industriale del territorio abruzzese, con l’intervento del consigliere comunale Roberto Melideo (capogruppo NCD Chieti) che alla Scarimec si occupa di controllo di gestione: “Il tessuto economico abruzzese e in particolare quello teatino della Val Pescara, risente di una politica industriale che nel passato non aveva una identità specialistica sul territorio – ha detto - spesso si insediavano industrie di manifattura di grandi volumi, ma con poca specializzazione. Ciò ha comportato che con la globalizzazione sempre più spinta degli ultimi anni un sistema tale non ha avuto più ragione di esistere, sia perché è terminato il meccanismo dei contributi pubblici, sia perché i software ed hardware hanno sostituito l’uomo; sia perché all’estero la forza lavoro costa meno. Occorre che la politica reindirizzi l’identità industriale della Val Pescara dandone una specificità in base alla natura dell’imprenditorialità più viva ivi presente e raccolga le richieste di tale imprenditorialità al fine di rendere più confortevole l’attività di creazione di ricchezza che essa svolge”.

IL FUTURO - Dopo anni di reciproca diffidenza, la Scarimec ha di recente avviato un dialogo con le istituzioni, rivolgendo le sue attenzioni soprattutto alle difficili situazioni in Val Pescara e, allo stesso tempo, rimboccandosi le maniche per contribuire a risvolti positivi di alcune, che a breve verranno definiti.

Intanto con la Regione l’azienda sta collaborando a un progetto complementare all’attività didattica scolastica, denominato “azienda simulata”. “Crediamo infatti possa essere una soluzione efficace dare la possibilità di continuare la formazione didattica in aree di simulazione vere ed efficienti, organizzate e gestite dalla classe imprenditoriale che funge da tutor per il raggiungimento del livello professionale adeguato dei ragazzi” ha concluso Scarinci.

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