Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

Ritorno alla terra: più di mille giovani abruzzesi vogliono dedicarsi a nuove aziende agricole

E Coldiretti Abruzzo chiede una modifica del Psr, con maggiori risorse e semplificazione delle procedure burocratiche, che costituiscono uno degli ostacoli più grossi all'impresa

Con un ritorno epocale, che non avveniva dalla rivoluzione industriale, è corsa alla terra per quasi 30mila giovani, di cui 1.088 abruzzesi, che tra il 2016 e marzo 2018 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea. Il 61% è concentrato al sud e nelle isole, il 19% al centro e il resto al nord.

Questi i dati che emergono dallo studio della Coldiretti “Ritorno alla Terra” presentato venerdì al primo “Open Day dell’agricoltura” italiana, organizzato sul lungomare Imperatore Augusto, a Bari. Alla manifestazione hanno partecipato anche centinaia di abruzzesi, partiti questa mattina all’alba per raggiungere il capoluogo pugliese. Per l'associazione di categoria,

I dati confermano che il mestiere della terra non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione, ma è la scelta di nuove generazioni istruite e con voglia di fare tanto e bene. Tuttavia, per i giovani bisogna lavorare ancora e, in Abruzzo, c’è la necessità di modificare il Programma di sviluppo rurale prevedendo altre risorse per i giovani e attuando una vera semplificazione della burocrazia, uno dei grandi ostacoli per chi decide di fare impresa seriamente. La nostra richiesta sarà comunque ufficializzata nel tavolo verde del prossimo 3 maggio.

Ma qual è la strada per avere successo nei campi? Secondo Coldiretti le mosse da seguire sono dieci.

Il primo passo è avere un’idea d‘impresa ben chiara sulla tipologia di imprenditore che si intende diventare, intorno alla quale costruire un progetto di sviluppo; poi bisogna studiare bene territorio, risorse disponibili, mercato, concorrenti e normative vigenti. Quindi si entra nella fase della progettazione vera e propria, con la verifica della fattibilità, redigendo con l’aiuto di adeguati specialisti un business plan in grado di conferire credibilità al progetto e consentire la richiesta di finanziamento che rappresenta la quinta tappa del percorso, insieme alle verifica successiva della possibilità di accesso a risorse private o pubbliche, una volta individuato l’istituto di credito al quale appoggiarsi o il bando pubblico al quale concorrere. Le ultime fasi sono la ricerca delle garanzie necessarie alla concessione dei finanziamenti, anche con la consulenza e la collaborazione di CreditAgri, il sistema di garanzia della Coldiretti per le aziende agricole. Il traguardo, che diventa poi il punto di partenza dell’impresa, è la realizzazione del progetto per la quale servono energia, entusiasmo e concentrazione, oltre a una certa dose di pazienza per l’inevitabile burocrazia che agli imprenditori agricoli sottrae almeno 100 giorni di lavoro ogni anno.

Tra gli altri ostacoli da superare c’è anche il costo elevato della terra visto che, secondo un’analisi Coldiretti su dati Eurostat, quella arabile in Italia è la più cara d’Europa, con un prezzo medio di 40.153 euro all’ettaro, che varia da regione a regione. In ogni caso se si considera che la dimensione media di un’impresa agricola italiana è di circa otto ettari, il “prezzo d’ingresso” per un giovane rischia di diventare proibitivo. Per questo, una delle soluzioni consigliate dai tutor della Coldiretti è di iniziare affittando la terra con una spesa attorno ai 700 euro a ettaro all’anno, ma che può raggiungere valori molti più alti in zone pregiate di pianura e collina, magari nelle aree di produzione dei grandi vini. Se i settori a forte investimento finanziario come la zootecnia da latte, partendo da zero, necessitano di grossi di capitali, per gli altri comparti rurali, l’impegno economico totale di partenza dipende dal tipo di attività: dalla coltivazione di frutta e verdura all’allevamento di capre e pecore fino a settori di nicchia come quello dello zafferano o altri come la produzione di mirtilli o piante e fiori nei vivai. Conclude Coldiretti:

E poi servono tanto impegno, fatica, volontà e fantasia nell’adottare le più recenti soluzioni tecnologiche e studiare nuovi canali commerciali per i propri prodotti, comprese le vendite online.

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