Ristoranti ai tempi del Covid-19, le proposte dell'Unione Cuochi Abruzzesi

Chiedono fondi dal governo ed etica dai ristoratori, che dovranno osservare un periodo di formazione che certifichi di poter lavorare in sicurezza e garantire l'incolumità dei clienti

Come si trasformerà la ristorazione ai tempi del covid? Se lo chiede l'Unione Regionale Cuochi Abruzzesi  che ha inviato un appello al governo per la ristorazione in una pandemia che impedisce la convivialità e ha messo particolarmente in crisi i settori produttivi che basano la loro attività proprio sulla socializzazione, come il turismo, l’ospitalità alberghiera,la ristorazione e tutta la filiera Horeca ad essi collegata.  

La proposta che l'URCA ha lanciato al governo in questi giorni è volta ad ottenere un aiuto e supporto economico diretto, ma anche a far sì che i ristoratori osservino un periodo di formazione che certifichi di poter lavorare in sicurezza e garantire l'incolumità dei clienti e degli operatori stessi. 

La riapertura presuppone investimenti cospicui per gli adeguamenti alle nuove normative igienico/sanitarie, per il personale, per l’acquisto della materie prime, per le utenze e di converso la sospensione delle agevolazioni e degli indennizzi previsti per le chiusure delle attività. Tutto ciò a fronte, secondo le statistiche, di pochi ipotetici incassi con i quali non si riuscirebbe a pagare neanche le spese. Indubbiamente si dovranno ripensare l’organizzazione e l’offerta ristorativa ma senza snaturarla dalle sue peculiarità e bisognerà trovare il giusto compromesso tra la tutela della salute degli ospiti e dei lavoratori e la socialità del servizio ristorativo. Come ad esempio considerare che il distanziamento sociale tra i tavoli e non tra i commensali dello stesso tavolo.

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 "In questo nuovo contesto - dichiara Lorenzo Pace, presidente URCA - il cuoco professionista dovrà acquisire una elevata professionalità attraverso lo studio, la ricerca e la condivisione. Dovrà padroneggiare le tecniche di cottura e utilizzare gli strumenti tecnologicamente avanzati. Dovrà organizzare il lavoro attraverso il sistema del “cook & chill”, preferire l’utilizzo di prodotti di prossimità, prestare maggiore attenzione alla sostenibilità, al food cost e soprattutto al sistema di autocontrollo dell’haccp. È auspicabile l’istituzione di una “certificazione professionale”, rilasciata da un Ente Statale, in cui si attesti le competenze tecniche di gestione dei processi produttivi da parte del cuoco, e ogni ristorante dovrà avere almeno lo chef di cucina che sia in possesso della certificazione".
 

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