Economia

Vasto e Teramo: due nuove concessioni a coltivare idrocarburi

Nonostante la contrarietà degli abruzzesi alle attività legate alla coltivazione degli idrocarburi la Regione approva nuove concessioni. Wwf Abruzzo denuncia la mancanza di un piano regionale per la gestione del problema petrolizzazione

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

                                           
 La Regione Abruzzo conferma la sua volontà "fossile", nel senso filosofico e letterale del termine: i proponenti di istanze, permessi e concessioni inerenti idrocarburi  attendono fiduciosi autorizzazioni che paiono quasi scontate. Il tutto alla faccia della volontà popolare espressa da della stragrande maggioranza dei cittadini contrari alla deriva petrolifera dell'Abruzzo.
Nelle ultime settimane quattro nuove aree sono diventate l’obiettivo di questo nuovo attacco alla nostra regione che invece si attende un futuro  sostenibile e "rinnovabile". Un attacco che mette in discussione uno sviluppo in sintonia con il cambiamento dei tempi, chiesto da più parti anche a causa di una crisi economica micidiale che dovrebbe far cambiare registro partendo proprio dalle potenzialità dei territori e non dalla colonizzazione degli stessi da parte di piccole e grandi compagnie petrolifere.
 Due nuove concessioni a coltivare, Colle San Giovanni a nel teramano e Aglavizza nel Vastese, fanno da testa d’ariete, mentre  altre due nuove istanze di ricerca, Villa Mazzarosa e Villa Carbone sempre nel teramano, hanno iniziato l'iter amministrativo.  

Gli abruzzesi hanno dimostrato in tutte le sedi possibili la contrarietà pressoché unanime alle attività inerenti la coltivazione degli idrocarburi con infrastrutture annesse come il Centro Oli.
A chi faceva presente che la legge regionale n. 48 del 2010 era inefficace e ingarbugliava ulteriormente la legislazione, il nostro Presidente Chiodi ha sempre risposto che nessuna concessione era stata data da quando era Presidente della Regione.  
Cosa ha da dire Febbo ora che viene smentito sul fatto che nel cuore dell'Abruzzo agricolo ci ritroviamo altre concessioni minerarie? Sarà per questo che si è tanto prodigato ad affossare il Parco della Costa Teatina che avrebbe bloccato la trasformazione dell' Abruzzo costiero in distretto minerario?
Spesso la presentazione di osservazioni contro i progetti è rimessa esclusivamente alla buona volontà di associazioni e cittadini che peraltro si devono scontrare anche con un sistema che certo non facilita la diffusione di informazioni e la partecipazione.
L’accesso informatizzato sul sito dedicato alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione è complicato e macchinoso. A volte i progetti non vengono pubblicati in formato elettronico (nonostante chi presenta un progetto è tenuto per legge a presentarlo anche in questa forma). Cittadini e associazioni di volontariato devono ogni volta intraprendere spese e giri nel bizantinismo burocratico, perdendo tempo prezioso.
 
Nel frattempo la ricerca del gas fa da battipista alla ricerca di petrolio: cosa risponde la Regione alla dichiarazione dell’uomo ENI, Roberto Petri, che al TGR dichiara che saranno ripresi tutti i progetti in sospeso compreso il Centro Oli, appellato per l'occasione "centro di carattere industriale"?
 
Da sempre chiediamo alla Regione di istituire un tavolo di confronto capace di affrontare il problema della petrolizzazione in Abruzzo in maniera organica, evitando di dover continuamente correre dietro alle richieste delle società petrolifere. Chiediamo da sempre alla Regione di gestire questo problema e non di subirlo. Purtroppo queste richieste ad oggi sono rimaste lettera morta.

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