"In questo mondo di leader", il libro del vastese Obino che critica il pugno duro dei capi

Il volume, frutto dell'esperienza dell'autore in alcune delle più importanti multinazionali del mondo, sarà presentato alla Mondadori di Vasto martedì 13 dicembre

Alessandro Obino

Sarà presentato a Vasto martedì 13 dicembre, alla libreria Mondadori, alle ore 18, il volume “In questo mondo di leader”, di Alessandro Obino, edito da Castelvecchi. Si tratta di un libro a metà tra il pamphlet e il saggio, nato dalla lunga esperienza  lavorativa dell’autore, di origini vaste e pugliesi, residente a Piacenza. 

Obino, infatti, è un progettista di sistemi informativi e consulente organizzativo e in 21 anni di attività ha collaborato con alcune delle più grandi aziende italiane e internazionali. Da un paio di anni si è messo in proprio, fondando la start-up Exagogica, che ha la sua sede principale a Vasto e due controllate in Serbia e Brasile. 

Il libro, racconta l’autore, è “una critica molto forte al leaderismo e ai danni che esso provoca, che sono sotto gli occhi di tutti. La capacità persuasiva dei capi li rende ottimi comunicatori, ma in realtà piegano gli altri componenti di un’azienda, limitandone la capacità di analisi e di giudizio. I capi dovrebbero essere esperti nel loro settore, più manager che leader”. 

“In questo mondo di leader”, che contiene anche esperienze professionali dell’autore, non usa mezzi termini sin dal sottotitolo: “In un paese di dipendenti cronici, troppi leader o aspiranti tali si aggirano spacciando modelli contraffatti e rubandoci quel poco di onestà intellettuale che ancora ci rimane”. 

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Sui “leader” dal pugno duro, Obino ha le idee chiare, per aver osservato dall’interno quel modo di lavorare e la sua inefficacia. E chiarisce il suo punto di vista sin dal primo capitolo, dove racconta  “…nel mio cervello, alla parola leader si forma l’immagine dell’uomo solo al comando (che però, magari, poi sbaglia strada...), mentre alla parola manager viene fuori la figura del buon cane pastore che raduna le pecore del gregge. È il gregge, infatti, che deve muoversi da un pascolo all’altro, che deve superare i fiumi, che deve proteggersi dall’attacco dei lupi. Il cane pastore l’aiuta in tutti questi momenti, tenendolo compatto e mantenendo il suo status di gruppo (senza organizzazione, il gregge non sarebbe tale, ma solo un insieme di pecore sperdute). (…) Bisogna soprattutto sapersi sacrificare, perché il cane da pastore non conosce riposo ed è esposto sempre per primo al pericolo”.

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