Pascoli affittati a imprese non abruzzesi, Coldiretti invoca l'intervento della Regione

Per l'associazione, questa pratica sempre più frequente "mina il diritto al lavoro dei nostri allevatori con conseguenze importanti sulla custodia e la salvaguardia del territorio montano"

Immagine di archivio

Appello di Coldiretti Abruzzo sulla questione dei pascoli "scippati" dalle imprese di fuori regione, che creano problemi agli allevatori locali. Questi si vedono “espropriati” da territori che per anni sono stati percorsi e battuti da greggi e mandrie abruzzesi secondo una tradizione antica e consolidata che ha permesso finora la tutela e la conservazione del territorio.

“Se l’agricoltura è una competenza regionale - dice l'associazione - è necessario che la Regione intervenga immediatamente. La situazione è ormai fuori controllo e mina il diritto al lavoro dei nostri allevatori con conseguenze importanti sulla custodia e la salvaguardia del territorio montano”.

I pascoli montani, infatti, vengono presi in affitto a fini speculativi a prezzi molto più alti rispetto a quelli di mercato per il solo scopo di intercettare e ottenere i fondi europei che dovrebbero invece essere destinati agli allevatori locali. “Si tratta di un meccanismo distorto e pericoloso - accusa Coldiretti - che, viste le condizioni economico-finanziarie di molti Comuni, viene purtroppo assecondato dalle amministrazioni locali per far fronte alle proprie necessità. Il risultato è però una lenta agonia del settore, il progressivo spopolamento delle zone interne, la chiusura delle stalle ormai decimate, il tracollo di un settore e il depauperamento di un territorio”.

Per Coldiretti Abruzzo la situazione è ormai al collasso. “È necessario che l’assessorato all’Agricoltura prenda in mano la situazione e superi le necessità locali per il bene dell’economia regionale – scrive Coldiretti – è urgente arginare gli speculatori con appositi provvedimenti, linee guida in cui vengono rimarcate le priorità per gli allevatori residenti, soprattutto giovani, da utilizzare in fase di assegnazione nonché attuare ogni genere di azione  mirata a riportare la normalità e a scoraggiare di fatto il fenomeno anche facendosi portavoce in tutte le sedi istituzionali competenti, compresi i tavoli nazionali di Bruxelles. In tali sedi  – dice Coldiretti – si deve promuovere una riforma che preveda contributi adeguati alle coltivazioni e alle attività esercitate dai veri agricoltori e non consenta speculazioni sui nostri pascoli da parte di imprese in possesso di titoli con valori esagerati rispetto alla media nazionale ed abruzzesi”.

Coldiretti ricorda inoltre che la situazione europea in questo momento non è favorevole, vista la possibile riduzione del 14% delle risorse destinate alla Politica agricola comune (Pac) e che colpirà già dal 2021 l’Abruzzo con un taglio di 8milioni e 100mila euro solo per il primo anno. “Un ulteriore mannaia – sottolinea Coldiretti Abruzzo – perché con meno risorse si favorisce lo spopolamento delle aree agricole, soprattutto interne, cancellando così quei presidi fondamentali per il mantenimento dell’habitat, del lavoro degli allevatori e la tutela dei territori”.

In proposito, Coldiretti ricorda infatti che l’Abruzzo ha visto negli ultimi anni “consumare” gran parte del patrimonio zootecnico, in particolare quello ovino. Dal 2009 mancano infatti all’appello ben quattro pecore su dieci, ben il 40% delle greggi abruzzesi: allo stato attuale il gregge Abruzzo è composto da 220mila ovini per un totale di meno di mille pastori, in cui sono compresi anche gli allevamenti familiari.

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