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Nuova CariChieti, sindacati chiedono il confronto

I dubbi della Fisac Cgil a quasi un anno a quasi un anno dalla risoluzione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Dopo lo “choc” della risoluzione delle vecchie banche (era di domenica, il 22 novembre 2015) , i lavoratori delle 4 Nuove Banche, come il tenente Drogo,  hanno affrontato nuove sfide e sacrifici, convinti di dovere trascorrere nella Fortezza Bastiani solo qualche mese, per poi tornare alla vita normale.
Non è stato così, almeno finora.

Le 4 Nuove Banche, ripulite dalle sofferenze cedute alla REV a prezzi scontati, risanate e ripatrimonializzate, sono state studiate e analizzate dai potenziali acquirenti, in qualche caso concorrenti,  che le hanno rivoltate come un calzino.
Un anno dopo, in un contesto del sistema creditizio diventato, a dire poco,  più complesso, molto si legge delle condizioni poste dal/dai potenziali acquirenti.

Poco o nulla si conosce delle eventuali condizioni poste dalla Proprietà e dalle Banche che hanno concorso a finanziare l’Autorità di risoluzione delle crisi presso Banca d’Italia.
Apprendiamo dalla stampa che, fra le condizioni poste, vi sono:
- la valorizzazione negativa del perimetro aziendale rispetto al valore del complesso delle attività e passività di ciascuna Nuova Banca;
- l’ utilizzo di modelli per il calcolo degli attivi a rischio che comporterà il passaggio di molti crediti deteriorati a sofferenze con conseguente cessione a terzi;
- l’esito dei confronti con la BCE in merito all’entità dell’aumento di capitale richiesto al/ai potenziali acquirenti.

In tanti mesi ormai trascorsi (che si aggiungono alla precedente fase di amministrazione straordinaria) , in attesa della cessione sul mercato,  nessun progetto industriale per le 4 Nuove Banche.

Eppure ci sono stati sforzi e impegno per recuperare il rapporto di fiducia, le relazioni di clientela, per migliorare il costo della raccolta e recuperare margini di redditività.

Ma l’assenza di un assetto definitivo della proprietà e degli assetti societari ha comportato interventi spot anziché veri e propri piani di rilancio. 

Non sappiamo se ai tavoli di trattativa siano stati presentati “piani d’impresa” dai potenziali acquirenti né se siano stati richiesti dall’Autorità di risoluzione; nulla di emerge in merito a progetti e conseguenze sull’economia dei territori coinvolti.

Laddove la potenziale concentrazione dei mercati rilevanti del prodotto e geografico, interessati dalle intese per la cessione, provocherà effetti sulla concorrenza, sull’offerta e sui prezzi, oltre che sulle condizioni di lavoro. 

Silenzio anche sulle scelte della Società veicolo "REV - Gestione Crediti S.p.A.", costituita a gennaio 2016 per gestire i crediti in sofferenza ceduti - a prezzi stracciati - dalle 4 vecchie banche.

Eppure la gestione e la ristrutturazione di tali crediti produce effetti sul territorio e sulle relazioni di clientela delle 4 Nuove Banche.

La proroga dei termini per la cessione delle 4 Nuove Banche, concordata con la Commissione UE, dovrebbe consentire la ricerca di soluzioni non traumatiche.

Ma resta senza risposta cosa si intenda effettivamente fare delle 4 Nuove Banche e delle altre banche, assicurazioni e società controllate e/o partecipate, ora che il prezzo pare non essere più la discriminante.  
Riservatezza estrema sul fattore lavoro e sulle condizioni poste ai tavoli di trattativa per i lavoratori occupati alle dipendenze delle 4 Nuove Banche e nelle attività dell’indotto.
Abbiamo chiesto conto dei “ procedimenti aperti, trasparenti, non discriminatori e competitivi ” a presidio  della cessione delle 4 nuove banche, prototipo italiano ( auspicabilmente non ripetibile )  del c.d. “ burden sharing “ .

A nostro giudizio, “ procedimenti aperti, trasparenti, non discriminatori e competitivi ” farebbero bene al mercato e al sistema, tanto più che i detentori ( non istituzionali e non professionali )  di obbligazioni subordinate attendono ancora il decreto attuativo 

sull’arbitraggio e che i piccoli azionisti, clienti altamente fidelizzati, sono rimasti a “bocca asciutta”.  

Non attendiamo i Tartari alle porte della Fortezza né i cavalieri bianchi. Anzi proponiamo da subito un costruttivo confronto.

Ma riteniamo che dal rilancio delle 4 Banche e dagli esiti delle trattative dipende, fra l’altro, il giudizio definitivo sulle scelte e decisioni adottate dai Regolatori e dalle Istituzioni, ai diversi livelli.

Dignità del lavoro e occupazione – Rispetto per il risparmio non speculativo –  Attenzione all’economia reale e al territorio. 

E’ la sintesi dei nostri obiettivi condivisi. 

Li portiamo avanti - indipendentemente da chi sarà l’acquirente di ciascuna delle 4 Nuove Banche - nella convinzione che riassumano più in generale ciò di cui il nostro Paese ha bisogno.

Non solo tagli occupazionali e sacrifici economici. Ridiamo valore al lavoro.

Per questo, fuori dalla Fortezza e fiducia nella capacità e nella volontà dei lavoratori di rilanciare e consolidare le 4 Nuove Banche.
 

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