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Giovedì, 23 Maggio 2024
Economia

Aumenta in Abruzzo il numero delle imprese: sono 338 in più nel 2023

A fare il quadro della situazione è il Cresa, ma il tasso di crescita resta troppo basso rispetto alla media nazionale: diminuiscono di più imprese agricole, manifatturiere e commerciali, aumentano di meno servizi e costruzioni

Aumenta di 338 unità il numero delle imprese abruzzesi registrate nel 2023.
A scattare la fotografia è l'elaborazione del Cresa, centro studi dell’agenzia per lo sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia dei dati Infocamere-Movimprese, l’andamento della nati-mortalità d’impresa, dopo l’anno di shock pandemico, mostra per il terzo anno di seguito un andamento settorialmente molto diversificato ma sempre peggiore di quello medio nazionale.

Le imprese registrate operanti in regione sono 145.365, 338 in più rispetto al 2022, 123.773 le attive.

Con tassi di crescita (rapporti percentuali tra il saldo di iscrizioni e cessazioni nell’anno e lo stock di imprese) delle registrate dello 0,23% (Italia: 0,70%) e delle attive dello 0,27% (Italia: 0,82%), l’Abruzzo si colloca nella 14° posizione nella classifica delle regioni Italiane che vede in testa il Lazio (+1,59% e +2,07%) e in coda, con valori negativi, la Liguria, le Marche, l’Umbria e il Molise. Le iscrizioni sono state 6.759, le cancellazioni 6.421, nell’ordine -39 e +127 rispetto all’anno precedente. Il tasso di iscrizione (rapporto percentuale tra le iscrizioni e lo stock di imprese) è del 4,55% (Italia: 5,18%), il tasso di cessazione (rapporto percentuale tra le cessazioni e lo stock di imprese) del 4,33% (Italia: 4,49%), valori che posizionano l’Abruzzo al 15° e 13° posto della graduatoria delle regioni. La consistenza del sistema imprenditoriale regionale si allontana ancora di più dai livelli prepandemici, rispetto ai quali registra un calo di 3,3 mila imprese registrate, di 2,8 mila attive, di 1,5 mila iscrizioni e di 1,7 mila cessazioni.

I comparti e i settori

Rispetto al 2022 diminuisce il numero di aziende registrate operanti in agricoltura (-486 unità), nel commercio (-335) e nel manifatturiero (-105). Aumentano quelle operanti nei servizi non commerciali (+894) ed edili (+203). Per quanto concerne le variazioni percentuali degli stock nel 2023, l’andamento regionale rispecchia quello italiano ma con flessioni più intense, che si attestano in agricoltura sul -1,86% (Italia: -1,05%), nel commercio sul -0,99% (Italia: -0,60%) e nel manifatturiero sul -0,69% (Italia: -0,47%), e aumenti meno consistenti nelle costruzioni (+1,04% contro +1,62%) e nei servizi (1,98% contro +2,11%). Si rilevano contrazioni del numero di aziende appartenenti ai principali settori manifatturieri: il legno e carta registra un -1,75%, il settore degli alimentari, bevande e tabacco riporta un -1,02%, il tessile abbigliamento e accessori segna un -0,89% e i prodotti metallurgici, metallici, macchinari e apparecchiature decrescono dello 0,54%. Al contrario, relativamente ai servizi non commerciali, se si esclude il trasporto e magazzinaggio (-0,57%), si osserva un aumento generalizzato del numero di imprese che si attesta intorno al 4% per le attività professionali, scientifiche e tecniche (+212 imprese) e per le attività immobiliari (+151 aziende), al 3% per i servizi di informazione e comunicazione (+78 unità), al 2% per le attività di supporto alle imprese (+123 imprese), per la sanità e assistenza sociale (22 aziende) e per le attività culturali, sportive e ricreative (+39 unità). 

Le province

Se si esclude Chieti, sono positivi i saldi relativi al numero di imprese registrate nelle province abruzzesi. Lo stock alla fine del periodo osservato è di 29.504 unità all’Aquila (20,3% del totale regionale), di 35.414 a Teramo (24,4%), di 36.553 a Pescara (25,1%) e di 43.894 a Chieti (30,2%). Tassi di crescita migliori di quello regionale si registrano su L’Aquila (+0,32%; saldo +99 imprese registrate derivante da 1.411 iscrizioni e 1.312 cancellazioni:), Teramo (+0,41%; saldo +151 aziende risultato di 1.609 iscrizioni e 1.458 cancellazioni) e Pescara (+0,26%; saldo +95 scaturente da 1.827 aperture e 1.732 cessazioni). Al contrario, Chieti mostra un tasso di crescita negativo (-0,02%) cui corrisponde una flessione di 7 imprese (iscrizioni: 1.912; cancellazioni: 1.919). In quest’ultima provincia e a Teramo il tasso di iscrizione è inferiore a quello medio regionale (rispettivamente 4,31% e 4,40%). Il tasso di cancellazione passa dal 3,99% di Teramo al 4,30% dell’Aquila, al 4,32% di Chieti e supera quello medio abruzzese nella sola provincia di Pescara (4,68%).

Le forme giuridiche

Alla fine del 2023 lo stock di aziende operanti in regione è composto prevalentemente da imprese individuali (53,7% delle registrate e 60,8% delle attive, entrambe in diminuzione rispetto all’anno precedente quando erano nell’ordine il 55,1% e il 62,1%) che riportano un tasso di crescita del -1,00%. Seguono le società di capitali (registrate: 30,6% era 29,0%; attive: 25,6% era 24,2%, tasso di crescita: 3,13%) e quelle di persone (nell’ordine 13,0% già 13,2% e 11,4% già 11,5%, crescita: -1,07%). Basso è il peso delle imprese costituite in altre forme giuridiche (2,7% delle registrate e 2,2% delle attive stabili rispetto al 2022) che registrano un tasso di crescita dello 0,32%. Il 2023 conferma la tendenza verso il rafforzamento del sistema economico locale con un considerevole incremento del numero di imprese di capitale registrate (1.349 unità) e flessioni consistenti del numero di società di persone (-210) e, soprattutto, di imprese individuali (-814).

Le imprese artigiane

A fronte di una stabilità nella media nazionale, nel 2023 in Abruzzo si conferma negativo l’andamento delle imprese artigiane registrate che a fine anno sono 27.446, pari al 18,9% del totale delle imprese regionali, con un saldo tra iscrizioni e cancellazioni di -123 unità (crescita: -0,68%) derivante da 1.504 iscrizioni (tasso di iscrizione: +5,32% inferiore al +6,53% nazionale) e 1.627 cessazioni (tasso di cancellazione: 5,75% contro 6,19%). Le imprese artigiane attive fanno osservare un andamento del tutto simile alle registrate e riportano un tasso di crescita del -0,45% (Italia: +0,35%). Tutte le province registrano flessioni sia per le registrate che per le attive. A Chieti si attestano intorno al -0,7%, a Pescara al -0,6%, all’Aquila al -0,3% a Teramo al -0,2%.

Conclusioni 

Dopo l’anno di shock pandemico, il sistema regionale delle imprese mostra per il terzo anno di seguito andamenti molto diversificati ma sempre meno incoraggianti (per i settori in crescita) e più negativi (per quelli in flessione), della media nazionale. In termini di crescita imprenditoriale, agricoltura, manifatturiero e commercio sono in affanno a causa degli effetti economici della situazione mondiale, del rincaro delle materie prime e in particolare dei prodotti energetici, del galoppare dell’inflazione che, iniziata alla fine del 2021, ha visto un’impennata nel 2022 e una crescita meno sostenuta nel 2023. A soffrire in particolar modo si confermano le imprese meno strutturate per forma giuridica, le artigiane e quelle più strettamente connesse alle abitudini di vita quotidiana dei consumatori (commercio). Dinamici sono invece l’edilizia, che sembra non risentire del clima di incertezza sulle prospettive dei bonus, e la quasi totalità dei servizi, in particolar modo quelli più qualificati.

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