Lunedì, 2 Agosto 2021
Economia

"I negozi sono luoghi sicuri": Confcommercio chiede ristori immediati per la categoria

I presidenti Tiberio e Padovano: “Non si dovrebbero continuare a penalizzare e discriminare alcune tipologie di impresa che continuano a pagare un prezzo insostenibile per le limitazioni di apertura e per i lockdown”

Le Confcommercio di Chieti e Pescara lanciano l’allarme rosso e chiedono ristori immediati per la categoria alla luce di una contrazione degli affari nel settore moda e delle ultime misure restrittive. “A livello locale le cose vanno peggio a causa delle chiusure disciplinate nel primo scorcio del 2021 che hanno imposto un repentino stop anche alla stagione dei saldi. Basti pensare che nei primi due mesi del 2021 - secondo Federmoda Confcommercio -, a livello nazionale il comparto dell’abbigliamento, delle calzature, delle pelletterie e degli accessori ha subito una contrazione del 41,1% a gennaio e del 23,3% a febbraio, mentre in Abruzzo si registra un calo raddoppiato a causa della zona rossa istituita nell’area metropolitana Chieti-Pescara per il mese di febbraio con le chiusure confermate anche per le prime due settimane di marzo”.

Per Marisa Tiberio e Riccardo Padovano, presidenti, rispettivamente, delle Confcommercio di Chieti e Pescara “il 2020 è stato un anno difficile per il retail nazionale e abruzzese e le prospettive per il primo trimestre sono catastrofiche. Queste ulteriori chiusure, senz’altro necessarie per la tutela della salute pubblica, considerata la pressione sugli ospedali abruzzesi e in particolare sui nosocomi di Chieti e Pescara, stanno tuttavia creando una forte frustrazione, che si fa strada tra gli imprenditori del retail che stanno pagando un prezzo altissimo per le ulteriori pesanti restrizioni con l’angoscia di non poter sopravvivere all’emergenza economica”.

Restrizioni che vengono avvertite come un’ingiustizia dalla categoria che rivendica di rispettare elevati standard di sicurezza e, allo stesso tempo, fa sapere di non aver avuto i ristori per le chiusure di dicembre, di gennaio, per le due settimane di febbraio e le prime due settimane di marzo. “Di conseguenza gli affitti rimangono in sospeso, così come le utenze, le tasse, i magazzini pieni di merce e i fornitori da pagare. Resta indispensabile, - aggiunge  Federmoda Confcommercio - un contributo sulle eccedenze di magazzino, sottoforma di credito di imposta del 30% delle rimanenze, come pure è indifferibile anche un intervento sull’abbattimento del costo dei canoni di locazione”.

 Anche il presidente Sangalli sottolinea come “ancora una volta abbiano prevalso le ragioni dell’urgenza” in merito al Dpcm del Premier Draghi e che “non si dovrebbero continuare a penalizzare e discriminare alcune tipologie di impresa che continuano a pagare un prezzo insostenibile per le limitazioni di apertura e per i lockdown”.  

I presidenti di Confcommercio Chieti e Pescara chiedono quidni per le imprese della moda “un effettivo risarcimento, quindi un correttivo rispetto ai ristori che sono stati erogati ad aprile e se la situazione sanitaria non dovesse migliorare a breve, tanto da prevedere altre chiusure chiediamo al presidente Marsilio- affermano Tiberio e Padovano- che si faccia carico di proporre ai referenti del Governo soluzioni alternative a quelle finora applicate, come la previsione di riaperture con alternanza anti/post meridiana o anche a giorni alterni, perché è evidente che dopo un anno tutte le attività sono diventate essenziali e che la modalità dei codici Ateco non ha funzionato. Le nostre imprese rischiano di fallire con migliaia di famiglie sul lastrico”.
 

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