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Metro: partiti i primi licenziamenti. I sindacati: "Ci si approfitta della crisi"

La rabbia di Cisl e Cgil: "Esistevano altre soluzioni e una responsabilità sociale che un colosso mondiale come Metro non può derubricare a semplice contabilità di esuberi, esistono le storie dei lavoratori che hanno da anni contribuito ai profitti"

Metro Cash & Carry a Sambuceto ha deciso di licenziare unilateralmente undici lavoratori, chiudendo una mobilità senza accordo con le Organizzazioni Sindacali.

E’ quanto denunciano la Filcams Cgil e la Fisascat Cisl: “A Sambuceto – spiegano -  in un territorio dove il mercato del lavoro stagna più che altrove, abbiamo fino alla fine tentato di trovare un terreno di condivisione, mai sottraendoci alla dolorosa conta degli “esuberi” e fino alla fine abbiamo trovato una posizione rigida, indisponibile: l’Azienda poneva un aut aut inaccettabile, non solo per i sindacati, ma soprattutto per la legge italiana!

Nonostante i ripetuti ed estenuanti  tentativi delle Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil e Fisascat Cisl a richiedere il rispetto dei vincoli in vigore riguardanti,a parità di inquadramento e mansioni il rispetto delle anzianità di servizio ed i carichi familiari, l’azienda con arroganza e determinazione ha scelto un primo taglio di 11 persone, tra dipendenti con criteri fortemente discutibili, sul piano del metodo e del merito. 

Esistevano altre soluzioni e una responsabilità sociale che un colosso mondiale come Metro non può derubricare a semplice contabilità di esuberi, esistono le storie dei lavoratori che hanno da anni contribuito ai profitti di Metro”.

Quanto si sta verificando alla Metro di Sambuceto, Società controllata dalla Metro AG con sede in Germania, per le segreterir sindacali esprime concretamente l'atteggiamento di molte catene distributive che operano in Italia, specie di  quelle  le cui case madri risiedono oltralpe. “Perseguono e approfittano della crisi per riportare le conquiste dei lavoratori indietro negli anni attraverso scelte unilaterali, non condivise e che nei fatti inducono, coloro non  colpiti da questi processi  riorganizzativi, a richiudersi a riccio, timorosi per la perdita di posti di lavoro”.

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